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L’allarme di Lagarde: la crisi dei mesi scorsi non deve affondare le aziende sane

Non è tempo di abbassare la guardia. Anche se la ripresa si comincia a vedere, c’è ancora il rischio di un’ondata di fallimenti tra le aziende. A mettere in guardia è la presidente della Bce, Christine Lagarde, nel suo ruolo di presidente dello European Systemic Risk Board, che ha parlato in audizione video con la commissione Problemi economici del Parlamento Ue, guidata da Irene Tinagli. «È importante evitare che la combinazione di debito elevato e profitti più deboli, soprattutto nei settori più duramente colpiti dalla crisi, porti a insolvenze di aziende redditizie nel medio termine», ha detto, perché «ciò potrebbe aumentare il costo sociale ed economico di questa crisi» e «aumentare la rischiosità nei portafogli delle banche».

È stato ascoltato anche Andrea Enria, presidente del Supervisory Board della Bce, che come Lagarde ha sottolineato l’importanza di completare l’Unione bancaria, i cui progressi si sono fermati di fatto in attesa delle elezioni in Germania di settembre. Uno dei nodi da sciogliere, infatti, è la messa in comune dei rischi attraverso la creazione di uno schema europeo di assicurazione dei depositi (Edis), un tema indigesto per l’opinione pubblica tedesca. Enria ha spiegato che «l’Unione bancaria non è un fine in sé, ma una condizione necessaria per trarre il massimo beneficio da un mercato bancario pienamente integrato». Un altro nodo è quello della riduzione dell’esposizione al debito sovrano da parte delle banche. Una richiesta che la Germania ed altri Paesi nordici pongono come condizione per la condivisione dei rischi. Posizione non condivisa dagli Stati con alto debito pubblico, tra cui l’Italia. Lagarde, sollecitata sul tema, è intervenuta spiegando che anche se l’esposizione delle banche è aumentata del 16% tra il 2020 e il 2021, ci sono alcuni fattori che riducono il rischio: «Mentre nella crisi finanziaria le banche erano molto esposte sul debito domestico — ha sottolineato — ora c’è maggiore varietà». Le banche non acquistano solo debito nazionale ma anche di Paesi diversi da quello di residenza, quindi «i rischi sono meno concentrati». Inoltre «godono di condizioni di credito favorevoli, i Paesi si rifinanziano a costi bassi e il rischio è particolarmente pronunciato nel caso di banche che non anno ridotto l’esposizione al debito sovrano dalla crisi del debito». Quindi il «rischio a medio termine» del legame tra debito sovrano e banche è «limitato».

Unione bancaria

Enria: «Condizione necessaria per trarre il massimo beneficio da un mercato integrato»

Per Lagarde ora i rischi derivano dalle fragilità legate al debito delle imprese non finanziarie: «Queste vulnerabilità devono essere attentamente monitorate dalle banche, da tutte le autorità di vigilanza, sia a livello micro che macro, e soprattutto dai governi». Quanto alle banche, «la priorità è riflettere pienamente il rischio di credito nella classificazione dei prestiti e nell’accantonamento in modo tempestivo», e per affrontare i problemi di qualità degli attivi, potrebbero anche dover cercare «soluzioni per la ristrutturazione del debito di mutuatari sostenibili ma sovraindebitati». Invece per le imprese non redditizie «i governi dovrebbero garantire l’applicazione di procedure di insolvenza efficienti».Una delle riforme del Pnrr da attuare entro fine anno riguarda proprio i meccanismi di insolvenza.

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