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L’allarme della Bce “Bisogna accelerare sul Recovery Plan”

Sale il nervosismo in Europa, a Bruxelles e Francoforte, per la crisi italiana e le sue possibili ricadute sul Recovery Plan. Ma anche sulla qualità del programma di ricostruzione post pandemia. E il motivo l’ha ricordato ieri il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, nel giorno in cui la bozza italiana del Recovery è stata trasmessa a Bruxelles, prima di un confronto in Parlamento e con le parti sociali che lo modificherà ulteriormente. Per Bruxelles è chiaro sin d’ora che servirà uno sforzo aggiuntivo per rendere il piano più in sintonia con gli obiettivi definiti dalla stessa Commissione.
Il successo del Next Generation Eu, del colossale programma di rilancio continentale, dipende molto da cosa farà Roma, in quanto «maggiore beneficiaria» dei soldi europei. Ci vuole «chiarezza sui tempi e sugli obiettivi che vuoi raggiungere », ha ammonito il commissario italiano che esaminerà i piani. Che ha anche toccato l’aspetto cruciale dei contenuti, su cui anche in altre istituzioni europee si comincia a registrare qualche dubbio. Non si placano, poi, le preoccupazioni per il proseguio della crisi di governo. Già dopo l’Ecofin dei giorni scorsi era stato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis ad esprimere l’auspicio che «l’instabilità politica in Italia non metta a repentaglio questo lavoro. L’Italia è il maggiore beneficiario e bisogna assicurarsi che i fondi arrivino, sono molto importanti per la ripresa in Italia». E un’enorme responsabilità nei confronti dell’Europa.
Nel suo piano nazionale di ripresa e resilienza, ha scandito ieri Gentiloni, l’Italia deve mandare «un chiaro segnale sulle riforme in relazione alle raccomandazioni che la Commissione ha pubblicato nel 2019». Sull’aderenza ai suggerimenti e alle priorità di Bruxelles, Gentiloni ha promesso una stretta vigilanza: la Commissione Ue «sarà guardiana del fatto che questa opportunità non venga sprecata».
Da Francoforte, Christine Lagarde non ha mai citato direttamente l’Italia, ma nella sua esortazione ai governi a «rendere operativo, senza ritardi» il Recovery Plan, la presidente della Bce è stata molto esplicita, ieri, sulla necessità che «si accelerino i processi di ratifica » e che il rilancio sia disegnato in modo tale da «risolvere debolezze strutturali istituzionali e accelerare la transizione digitale e verde ».
Nei giorni scorsi, secondo fonti dell’eurozona, era emersa tra i cosiddetti “falchi” la necessità di sottolineare che il gigantesco “piano pandemia” della Bce da 1,850 miliardi è pensato per far fronte alla pandemia, non alle crisi politiche di singoli Paesi. In altre parole, la sua flessibilità, su cui ha insistito Lagarde anche ieri, consente alle banche centrali di acquistare titoli dei Paesi in difficoltà per le conseguenze del virus. Non può essere sfruttata per risolvere problemi interni dei singoli governi. La presidente della Bce lo ha fatto capire, ieri, quando ha sottolineato che l’azione dei guardiani dell’euro «non è spinta da singoli indicatori, ma da una molteplicità di fattori. Prestiti bancari, condizioni di credito, rendimenti dei bond aziendali e governativi. Combinando tutti, cerchiamo di capire se le condizioni finanziarie sono favorevoli». Ed è quella la bussola, nel caso, per intervenire. Ieri i mercati hanno esercitato una lieve pressione, non a caso, sui rendimenti italiani, saliti di sei punti, al massimo da inizio dicembre.
Gentiloni lo ha ricordato ieri: il Recovery Plan è anche una colossale sfida. E in un’intervista a Repubblica, il responsabile agli Affari economici aveva anche suggerito all’inizio dell’anno di prevedere «procedure straordinarie e corsie preferenziali ». Perché, una volta definiti gli obiettivi, aveva aggiunto, «la vera sfida è l’esecuzione». Ieri è tornato sull’argomento, spiegando che i soldi del Recovery «sono una forma particolare di fondi europei ». Dopo il prefinanziamento, ossia un primo esborso del 13%, i soldi arriveranno due volte all’anno, ma «con esborsi condizionati al raggiungimento di alcuni target e con una determinata tempistica ». Se non sono raggiunti, ha concluso il commissario italiano, «c’è il rischio che l’esborso non arrivi».
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