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L’allarme del Fmi sull’Italia: è un rischio Salvini: sono loro il pericolo per la crescita

Dopo la Banca d’Italia, anche il Fondo monetario internazionale taglia le stime di crescita per il nostro Paese, segnalando che quest’anno il Pil aumenterà solo dello 0,6% rispetto all’1% previsto lo scorso ottobre: 4 decimi in meno, come indicato la settimana scorsa da Via Nazionale, mentre viene confermato un progresso dello 0,9% nel 2020. Una correzione pesante rispetto all’1% indicato dal governo e che rischia di intralciarne i programmi. Da qui l’irritazione dei due vicepremier. «Italia minaccia e rischio per l’economia globale? Piuttosto è il Fmi ad essere una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri», ha twittato Matteo Salvini. «Al Fmi ha già risposto il presidente della Commissione europea, che ha detto che hanno sbagliato a fidarsi del Fmi sulla Grecia con l’austerità. Stiamo creando un nuovo stato sociale. Se pensano che con qualche dato possano scoraggiarci si sbagliano: indietro non si torna», ha aggiunto Luigi Di Maio.

A pesare sulle prospettive italiane è «il costoso intreccio tra i rischi sovrani e rischi finanziari, che rimane una minaccia», ha spiegato ieri la nuova capo economista del Fondo, l’indiana Gita Gopinath, presentando l’aggiornamento del World Economic Outlook con Christine Lagarde, direttrice del Fmi, al World Economic Forum (Wef).

Per la verità la Germania subisce un taglio delle stime ancora maggiore: la crescita si fermerà all’1,3% nel 2019, 6 decimi di punti in meno e all’1,6% nel 2020, stima il Fmi. Ma è l’Italia che «preoccupa per la sua politica fiscale». È vero che «gli spread italiani si sono ristretti — avverte il Fondo —, ma restano alti». «Un periodo protratto di rendimenti elevati causerebbe ulteriore stress alle banche, peserebbe sull’attività economica e peggiorerebbe la dinamica del debito».

Gli intrecci

Il Fondo monetario:

«Il costoso intreccio tra rischi sovrani e rischi finanziari rimane una minaccia»

Certo, c’è la minaccia pendente della guerra commerciale tra Cina e Usa, il rischio di una Brexit senza accordo, che nel lungo periodo potrebbe costare un calo del Pil tra il 5 e l’8%, e il prolungato shutdown dell’amministrazione Usa, anche se la crescita è confermata al 2,5% nel 2019. Tutti rischi che rendono incerto il futuro dell’economia globale, stimata in discesa a +3,5% quest’anno, dal +3,7% del 2018, e al +3,6% nel 2020. Perciò il messaggio del Fmi è chiaro: affrontare le fragilità, alto debito incluso, per aver spazio di azione davanti a un rallentamento brusco. Anche se «una recessione non è dietro l’angolo».

Ma è il caso Italia a finire sotto i riflettori. Romano Prodi, ex premier ed ex presidente della Commissione Ue, si spinge a dire che la stima dello 0,6% è perfino «ottimistica». Mentre il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha precisato che «i rischi verso il basso sono superiori rispetto a quelli verso l’alto ed effettivamente lo 0,6 è la mediana più bassa». Il ministro delle Finanze Giovanni Tria si sente tirato per la giacca. «Parlare di manovra correttiva è completamente sbagliato». «Il rallentamento maggiore del previsto non comporta di per sé alcuna manovra correttiva» perché la manovra «è stimata su una previsione tendenziale di 0,6%». L’Europa però continuerà a osservare gli sviluppi italiani da vicino, ha assicurato il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno: «Roma deve mantenere le promesse».

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