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L’allarme del Fmi: “L’Italia cresce cinque volte meno del resto del mondo”

Il mondo cresce cinque volte più dell’Italia. Così prevede il Fondo monetario internazionale, nella versione aggiornata del suo World economic outlook in cui alza le stime di Stati Uniti, Cina e anche Eurozona, ad eccezione proprio di Roma. Rispetto ai calcoli di ottobre, l’Fmi taglia il Pil italiano di due decimi di punto nel 2017 e addirittura tre decimi nel 2018. Mettendo quasi una pietra tombale sull’obiettivo dell’1%, sfiorato da Roma nel 2016, ipotizzato per quest’anno o al più il prossimo. E ora decisamente in bilico. «Sono un po’ stupito », reagisce il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, «perché le ragioni addotte per una crescita più bassa riguardano una maggiore incertezza politica, difficile però da argomentare dopo il referendum e con un governo in continuità con il precedente, e problemi con le banche che stiamo fronteggiando e le singole situazioni non sono preoccupanti ». Ma in Italia «si può fare di più», specie sulle banche, insiste il Fondo. «C’è spazio per agire», argomenta il capo economista Maurice Obstfeld. «Il governo Renzi ha varato importanti riforme strutturali che hanno fatto molto bene al Paese, ma occorre andare oltre ». Nel frattempo la bocciatura dell’Italia è sonora, unica tra i big europei. E così dopo lo 0,9% del 2016, il Pil avanzerà solo dello 0,7% nel 2017 e dello 0,8% nel 2018. Non proprio confortante, visto il ritmo di Germania, Regno Unito e Francia avanti dell’1,5%. O quello al galoppo della Spagna: +2,3 e +2,1 nel biennio, dopo aver chiuso un 2016 record al 3,3%. E soprattutto il passo globale: +3,4 e +3,6. Cinque volte l’Italia, grazie al traino ancora eccezionale di Cina (oltre il 6%) e India (oltre il 7%). E più in generale delle economie emergenti (attorno al 4,5%). «La Germania e gli Stati Uniti operano quasi a pieno regime e le loro politiche di bilancio dovrebbero concentrarsi sugli investimenti », osserva Obstfeld. In ogni caso e per tutti, «le riforme sono la priorità».
Anche perché focolai di rischio bruciano qui e lì. Nelle economie avanzate, «in cui i bilanci sono deteriorati», una mancanza prolungata di domanda privata unita alle sofferenze bancarie potrebbe portare, nel ragionamento del Fondo monetario, «a una bassa crescita e bassa inflazione permanenti». Senza trascurare l’incubo protezionismo, insufflato da Donald Trump, ma ancora tutto da soppesare e che comunque l’Fmi si premura di indicare come possibile causa di frenata globale, sebbene per il momento l’economia a stelle e strisce proceda spedita attorno al 2,3-2,5%. Infine, un invito alla cautela sulla Brexit. «Continuiamo a prevedere un rallentamento della Gran Bretagna», insiste il Fondo. «La sterlina può calare ancora », dopo il tonfo di ieri dai minimi del 1985. Ecco perché la stima del Pil per il paese guidato da Theresa May è al rialzo nel 2017 (+1,5%). Ma al ribasso nel 2018 (+1,4%).

Valentina Conte

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