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L’allarme di Anfia, Unrae e Federauto: gli incentivi vanno rifinanziati

Per la prima volta Anfia, Unrae e Federauto, le principali associazioni del settore auto, hanno lanciato congiuntamente un grido d’allarme. Il settore nel suo complesso ha subito un tracollo incredibile, i dati parlano da soli: meno 28% le autovetture, circa il 15% i veicoli commerciali e industriali, oltre il 21% i rimorchi e quasi il 25% gli autobus.

Un quadro che poteva essere ancora più tragico se non ci fossero stati gli incentivi — ora in conclusione — a mitigare, in parte, i danni. «Chiediamo alle istituzioni di rifinanziare gli incentivi — ha evidenziato Michele Crisci, presidente dell’Unrae — per le autovetture nella fascia 61-135 g/km CO2, compresi i veicoli commerciali. Inoltre è necessario che l’ecobonus per le auto fino a 60g/km CO2 venga mantenuto, senza interruzione, sino al 2026».

Oggi l’Unrae rappresenta tutte le case straniere che operano in Italia, compresa Stellantis, industrie impegnate in gravosi investimenti per progettare e produrre la mobilità del futuro.

I governi dei vari paesi — Germania e Francia, in primo luogo — affiancano i loro costruttori per aiutarli in questa transizione, vantaggiosa per l’ambiente, per la qualità della vita delle persone e per il sostegno del sistema economico.

La pandemia ha dato un vero impulso per definire le iniziative dedicate ai mezzi sostenibili. I grandi gruppi mondiali, anche quelli che apparivano sino a poco tempo fa reticenti, stanno accelerando la svolta verso i motori elettrici.

Il presidente Crisci: «È necessario che l’ecobonus venga mantenuto fino al 2026»

Il colosso General Motors, a fine gennaio, ha annunciato che dal 2035 commercializzerà solo modelli elettrici; Volvo ha preso la stessa decisione, anticipando al 2030; Jaguar Land Rover, dal 2025, si convertirà totalmente ai propulsori a zero emissioni; Ford, in Europa, dal 2030 venderà solo elettriche, stessa comunicazione fatta da Bmw per il suo brand Mini.

La dichiarazione più incisiva è stata quella di Volkswagen che, la scorsa settimana, ha comunicato che, per tutti i suoi dodici marchi, le vendite elettriche in Europa rappresenteranno il 60% delle sue immatricolazioni entro la fine del decennio. Le francesi Peugeot e Renault, con i giapponesi Nissan, Toyota, Honda e Suzuki, sono ormai volte allo sviluppo elettrico da anni. I coreani Hyundai e Kia stanno cavalcando la nuova propulsione con una spinta fortissima.

Sempre Crisci precisa che «a questo punto occorre una pianificazione politica per guidare il passaggio verso il futuro green, in accordo con esigenze di un comparto trainante per l’economia del nostro Paese».

Paolo Scudieri, presidente Anfia, ossia l’industria italiana, in particolare le case di componentistica — eccellenza della nostra storia industriale, a cui attingono tutti i costruttori del mondo — ribadisce che «gli investimenti riguardano anche l’idrogeno, la connettività, l’autonomia di guida e la digitalizzazione, sfide che le aziende stanno sostenendo per mantenere la competitività, difendendo l’occupazione».

Gli investimenti

Scudieri: servono investimenti. Cosentino: detraibilità dell’Iva

Un’altra preoccupazione è espressa da Adolfo de Stefani Cosentino di Federauto: «Per il rinnovo del parco circolante — sostiene — è necessaria la riforma della fiscalità dell’auto e serve un intervento sulla percentuale di detraibilità dell’Iva».

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