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Per l’Alitalia «di Stato» ipotesi Fs-Poste-Eni: quota al 51%, contatti anche con Boeing

Una “nuova” Alitalia con una larga maggioranza azionaria posseduta da società pubbliche italiane. In testa le Ferrovie dello Stato, accompagnate da altre società tra le quali potrebbero esserci le Poste e l’Eni, secondo le ipotesi allo studio dei tecnici del governo che lavorano al piano di riassetto della compagnia commissariata.
Piano non ancora ufficializzato, l’ultima parola spetta al governo, salvo contestazioni dell’Ue per aiuti di Stato. Eni e Poste sono quotate in Borsa e non risulta che si siano pronunciate. Nessuna decisione è stata presa.
Anche la Cassa depositi e prestiti (Cdp) potrebbe essere della partita, non come azionista ma in altra forma, ad esempio nel finanziamento flotta. Si cerca di coinvolgere anche un partner industriale «forte», non esplicitato. Ci sono contatti riservati tra il governo e i suoi tecnici e l’americana Boeing, il maggior costruttore mondiale di jet. Boeing potrebbe essere il potenziale partner a cui chiedere anche un intervento azionario. Boeing non ha preso decisioni. Le forme di intervento potrebbero essere varie, compreso un sostegno finanziario nell’acquisto di nuovi aerei, perché la nuova Alitalia dovrebbe espandere la flotta dai 118 velivoli attuali a oltre 200.
A fine agosto Boeing ha dato un sostegno finanziario all’indiana Jet Airways, che rischiava la bancarotta, restituendo anticipi sugli ordini di aerei e pagamenti già fatti, per una cifra non resa nota. Jet Airways ha un ordine di 225 jet B 737 Max.
Il progetto allo studio accantona la procedura di cessione di Alitalia, che per legge dovrebbe concludersi entro il prossimo 31 ottobre. Ma ad oggi, malgrado gli interessi dichiarati da tre pretendenti (Lufthansa, easyJet, Wizz Air), non è stata presentata alcuna offerta vincolante d’acquisto. Le proposte presentate postulano circa 5-6 mila esuberi. Lufhansa e easyJet continuano però a dirsi interessate, anche accanto a soci pubblici.
Il primo passo dell’operazione allo studio è la conversione in capitale del prestito ponte statale di 900 milioni di euro (con gli interessi la somma da restituire si avvicina a un miliardo). Per legge il prestito dovrebbe essere rimborsato entro il prossimo 15 dicembre. Ma già si sa che Alitalia non ha la capacità di restituire l’intera somma, perché malgrado l’impegno dei commissari la gestione è rimasta in rosso (-315 milioni la perdita netta del primo semestre 2018) e ha continuato a bruciare cassa.
Il piano prevede la creazione di una nuova società, una «newco» Alitalia. Servono sei mesi per farla, sarebbe pronta nel maggio 2019. «Fs è un partner strategico per Alitalia ma delle valutazioni sulla quota di ingresso nel capitale è prematuro parlarne», ha detto ieri il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. Sul coinvolgimento di Cdp e Poste ha risposto: «Non voglio entrare nei particolari perché la partita è aperta. (…) Il mese di ottobre sarà risolutivo». Secondo Toninelli il piano «non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo con il 51% in capo all’Italia».
Il governo, soprattutto il M5S, valuta anche una possibile modifica dei tre commissari. «Non è una questione di commissari, i commissari scadono ad ottobre: è una questione di rilancio dell’impresa», ha detto Toninelli. In realtà, come hanno precisato fonti del ministero, i commissari non scadono tra un mese, terminano il lavoro al compimento della procedura e chiusura del passivo. Ci sono ancora i commissari della vecchia Alitalia pubblica che dieci anni fa fu commissariata dal governo Berlusconi.

Gianni Dragoni

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