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L’Aim regge al Covid: bene le Ipo, liquidità sui massimi di periodo

La crisi pandemica non ha indebolito i presupposti dell’Aim. Anzi, li ha confermati, rilanciandone le ambizioni. Il mercato alternativo di Borsa italiana dedicato alle Pmi ha continuato, anche durante l’anno del Covid, a dare risposta a una domanda che non ha conosciuto cali, continuando ad accogliere un significativo numero di matricole, senza abdicare al suo ruolo. Una pipeline in entrata alla quale si è affiancato con continuità anche un flusso in uscita verso il mercato principale, a conferma del ruolo di «palestra» di questo mercato per le imprese interessate a un primo approccio ai mercati finanziari. Infine l’Aim ha iniziato ad accogliere Ipo anche su segmenti dedicati a specifiche categorie di investitori. Il mercato quindi cresce e si struttura, pur confermando anche i limiti in termini di liquidità e di capitalizzazione (comunque sui massimi di periodo), e in generale una minore reattività rispetto al «fratello maggiore», lo Star, capace di tornare ai livelli pre-pandemici già nell’autunno dell’anno scorso, mesi prima dell’Aim, che ha dovuto aspettare marzo per il giro di boa. Un giudizio complesso, quello sul mercato della Pmi, suffragato anche da alcune evidenze di una ricerca di Intesa Sanpaolo che sarà presentata oggi in occasione dell’Aim conference di Borsa italiana, appuntamento periodico che quest’anno vedrà partecipare 67 realtà del listino e che cercherà di fare il punto sulla situazione proprio mentre le aziende iniziano a vedere nei bilanci i primi segnali di una ripresa a più di un anno dai primi lockdown.

«Prevediamo la presenza di 140 investitori in rappresentanza di 90 case d’investimento, oltre a 54 analisti – spiega Barbara Lunghi, head of primary markets di Borsa italiana –. Gli incontri, in forma virtuale, saranno circa 1.100. L’Aim comprende molte realtà che in questi mesi hanno già avuto la possibilità di accelerare e scalare il business, ora si tratta di capire in che misura potranno sfruttare ulteriormente il volano della ripresa». Lunghi è poi fiduciosa su un ulteriore irrobustimento della pipeline delle nuove quotazioni, «che potrà beneficiare – spiega –, anche di un’auspicata nuova stagione delle Spac». Per quanto riguarda gli investitori, prosegue, «credo si debba lavorare per ampliare il pool di liquidità; questo listino meriterebbe anche una platea di investitori a cavallo tra pubblico e privato, con un approccio da venture capitalist o da private equity. I Pir alternativi vanno in questa direzione, vedremo se avranno le caratteristiche giuste per andare incontro alle esigenze del mercato».

Negli ultimi 4 anni, secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo, il numero di realtà quotate sull’Aim è cresciuto a una media del 15,5% l’anno, un trend di sviluppo che si è confermato anche nella prima parte dell’anno in corso. Nel 2021, in particolare, il listino ha raggiunto il record storico di capitalizzazione (nonostante la taglia media delle Ipo sia progressivamente calata rispetto al passato), con un peso preponderante di titoli tecnologici e industriali, e anche la liquidità ha conosciuto nel primo trimestre il massimo di periodo mai registrato dal 2017. Il confronto con mercati omologhi, come Euronext Growth e Aim Uk, è però ancora impari, così come la comparazione con lo Star, che sembra avere reagito meglio alle difficoltà del Covid. In termini di valutazione, il rapporto enterprise value/Ebitda delle aziende dell’Aim sconta un gap nei confronti dello Star pari al 14% quest’anno, destinato a salire al 23% l’anno prossimo. «Se guardiamo ai numeri di bilancio aggregati, la velocità di ripresa tra le società quotate sui due mercati non è diversa, pur considerando l’eterogeneità nella composizione del paniere dell’Aim – spiega Alberto Francese, responsabile Corporate Broking Research di Intesa Sanpaolo –. Dal punto di vista dell’indice, però, lo Star sembra avere una marcia in più. Ma la differenza è nella natura stessa dei due mercati: l’obbligo di comunicazione trimestrale paga, l’investitore apprezza un flusso di informazioni costante e la narrazione dello Star è molto positiva in questo momento. D’altra parte l’Aim, non regolamentato, conserva caratteristiche di flessibilità e appetibilità per le Pmi, magari a gestione famigliare, che vogliono aprirsi ai mercati finanziari. L’aumento delle realtà migrate verso l’Mta, inoltre, conferma che l’Aim è un mercato che per le imprese vale la pena approcciare».

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