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L’Agricole anticipa i target Crescono i risultati in Italia

Il Credit Agricole conferma la propria capacità di generare reddito, anche grazie al decisivo apporto del “braccio” italiano guidato da Giampiero Maioli. E chiude il 2018 raggiungendo con un anno di anticipo i propri target, promettendo così un nuovo piano industriale al 2022 che sarà presentato il 6 giugno. L’utile netto di gruppo del colosso francese è stato pari a 6,844 miliardi (+4,7%) mentre in Italia la crescita a livello di gruppo è stata dell’8% a 793 milioni di euro.
Il colosso d’Oltralpe spiega i risultati a livello di gruppo con il «buon livello dell’attività di acquisizione clientela» sull’intero arco dell’anno, specie nella Banca di prossimità in Francia e in Italia (1,8 milioni di nuove acquisizioni) e il «proseguimento delle attività di cross-selling» che hanno permesso di compensare l’effetto negativo prolungato dei tassi bassi, la crescita economica anemica in Europa e un contesto di mercato sfavorevole nel quarto trimestre, per generare una crescita dei ricavi sottostanti.
Rettificato degli elementi specifici, in particolare nel 2017 il carico fiscale straordinario in Francia, l’utile dell’Agricole risulta in lieve calo (-3,8%): la banca in una nota spiega la variazione con «gli investimenti di sviluppo» e soprattutto «l’aumento del contributo al Fondo unico di risoluzione (Srf) e del costo del rischio rispetto ad una base debole nel 2017.
Tornando all’Italia, in particolare, il gruppo bancario Crédit Agricole Italia archivia il 2018 con un utile netto di 274 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto al 2017. Sul fronte del credito, la banca conferma il supporto alle famiglie con la crescita dello stock di prestiti per acquisto abitazione (+10% a/a) e dei volumi intermediati di credito al consumo (+33% a/a). A crescere sono anche i finanziamenti alle imprese, che salgono del +4% a/a, e si rivolgono in particolare ai segmenti chiave per il gruppo, come l’Agri-Agro (+7% a/a). Ad aumentare sono tutti gli impieghi (+6% a/a) e continua lo sviluppo del risparmio gestito (+3% a/a).
In una nota, la banca spiega che l’integrazione delle tre casse di risparmio italiane acquisite a fine 2017 – Cr Rimini, Cr Cesena e Cr San Miniato – è stata perfezionata con la fusione delle tre entità con Credit Agricole Italia e con l’avvenuta migrazione dei sistemi IT. «L’ottimizzazione dei costi e le attività di cross-selling hanno cominciato a dare i primi risultati», spiega la banca e «l’aumento su un anno dei ricavi del nuovo insieme è ormai superiore a quello dei costi nel quarto trimestre, mentre si conferma il calo del costo del rischio». Tuttavia, spiega ancora la banca, le «tre casse di risparmio italiane e Banca Leonardo, nel loro primo esercizio di integrazione, non hanno ancora offerto un contributo positivo significativo» all’utile netto.
Sta già dando invece i suoi frutti l’integrazione di Pioneer, a distanza di un anno dall’acquisizione da parte di Amundi della sgr di UniCredit: nel 2018 sono stati liberati 110 milioni di euro di sinergie di costi, ossia il 63% dell’obiettivo rivisto di 175 milioni di euro nel 2020.

Luca Davi

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