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L’aggio non può essere punitivo

L’aggio richiesto da Equitalia non si può trasformare in una sanzione a carico del contribuente. L’agente della riscossione, infatti, non può pretendere che il debitore paghi più di 8 mila euro di compenso, essendosi limitato a notificare una cartella per la riscossione, a titolo provvisorio, della metà delle imposte accertate in pendenza del processo. Un compenso così elevato non ha alcuna giustificazione e non è assolutamente rapportato all’attività svolta, tenuto conto che l’interessato ha pagato nel termine di 60 giorni dalla notifica della cartella. Quindi, deve essere annullato. Lo ha stabilito la commissione tributaria provinciale di Treviso, sezione VIII, con la sentenza n. 84 del 25 settembre 2012. Per i giudici tributari, «dovendo negarsi natura sanzionatoria all’importo in questione, deve riconoscersi la sua natura astrattamente retributiva». Pertanto, «in presenza di contestazione di controparte, il creditore dovrà prima di tutto indicare in cosa è consistita l’attività per la quale pretende di essere compensato». Inoltre, dovrà «fornire la prova della concreta ed effettiva effettuazione dell’attività per la quale richiede un compenso a carattere retributivo». Al contribuente è stato richiesto da Equitalia un compenso di 8.262,81 euro per l’attività di riscossione, nonostante il contribuente avesse pagato entro i termini indicati nella cartella (60 giorni). Ma la sola notifica della cartella, per la Commissione, non giustifica un aggravio del 4,65% sulle somme dovute, «in assenza di qualsiasi inadempimento imputabile al debitore». In realtà, nel caso in esame l’agente si era limitato alla notifica di una cartella. Dunque, si legge nella motivazione della sentenza, l’importo richiesto al debitore è una «sanzione mascherata». Mentre, come sostenuto da Equitalia, ha natura «retributiva». Se così è, allora spetta al creditore spiegare e dimostrare quale sia l’attività svolta a fronte della quale viene richiesto un compenso, come avviene nel processo civile, «perché la semplice tabulazione astratta di un compenso non è sufficiente». Il debitore è tenuto a corrispondere l’aggio rapportato alle somme iscritte a ruolo, anche in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla notifica della cartella. La cosa assurda è che anche il pagamento, nei termini di legge, della somma richiesta comporta l’addebito di un compenso, oltre che delle spese di notifica. Fino al 4 ottobre del 2006, prima delle modifiche introdotte con l’art. 2 del dl 262/2006, la regola era che l’aggio fosse a carico del debitore in misura non superiore al 4,65% della somma iscritta a ruolo, ma solo in caso di mancato pagamento entro la scadenza della cartella. Tra l’altro, anche gli interessi di mora sono dovuti dopo che sia decorso inutilmente il termine assegnato. Solo se il pagamento non avviene nei 60 giorni, sulle somme iscritte a ruolo si applicano gli interessi a partire dalla data della notifica della cartella e fino al versamento. Naturalmente, il mancato rispetto dei termini stabiliti dalla legge per il pagamento rende ancora più gravosa la posizione dei debitori. Se questi non versano le somme entro 60 giorni, sono tenuti a corrispondere l’aggio, integralmente, agli agenti della riscossione, oltre a pagare gli interessi di mora.

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