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L’agevolazione del 50% «pesa » la capienza Irpef

Per valutare l’effettiva convenienza offerta dalla nuova detrazione fiscale del 50% sugli interventi di ristrutturazione edilizia (utilizzabile dal 26 giugno scorso, data di entrata in vigore del Dl 83/2012) non bastano i preventivi delle imprese edili. Occorre anche analizzare e prevedere, con una certa lungimiranza, la propria situazione, dal punto di vista della dichiarazione dei redditi. In altre parole, è opportuno che ciascun contribuente valuti la capienza Irpef in relazione al proprio reddito, che potrebbe non essere sempre in grado di accogliere anche queste detrazioni, in tutto o in parte.
Ad esempio se sono state già portate in detrazione somme terze fino a concorrenza dell’imposta dovuta, non sarà infatti possibile portare in detrazione ulteriori somme, quali appunto quelle relative alle spese di ristrutturazione edilizia, che il decreto 83/2012 ha ammesso con un limite massimo di spesa pari a 96mila euro. Il primo esempio riportato nella tabella a fianco è, a questo proposito, esemplificativo: nel 2012 una giovane coppia compra l’abitazione in cui vive, sostenendo spese per la ristrutturazione pari a 100mila euro a fronte di un reddito familiare di 33mila. Per i pagamenti pari a 10mila euro, sostenuti prima del 26 giugno 2012, la detrazione sarà pari al 36% (euro 180,00 l’anno per dieci anni dividendo la quota al 50%); per quelli successivi sarà possibile godere della detrazione del 50% per 4.300 euro totali (50% di 96mila euro, cifra massima detraibile, suddivisa in dieci rate), imputabili a ciascun coniuge nella misura di 2.150 euro complessivi. La capienza Irpef, già ridotta dalle detrazioni previste per lavoro dipendente, spese sanitarie, interessi mutuo, tasse universitarie ed erogazioni Onlus, utilizzate a titolo di esempio, c’è ancora, ma solo in parte. E in particolare per 1.811,51 euro per il primo coniuge, e ancora meno per il secondo. Insufficiente, quindi, per portare in detrazione l’intero importo disponibile.
La modalità di ripartizione delle spese tra due beneficiari è un altro elemento al quale prestare particolare attenzione. Poiché i beneficiari potrebbero avere capienze Irpef diverse, e uno dei due godere di minori detrazioni dell’altro, è opportuno che la capienza sia valutata sul singolo contribuente, così da suddividere – ad esempio – la detrazione a metà sino all’importo della capienza Irpef minore, mentre le altre spese saranno sostenute esclusivamente dal contribuente con capienza Irpef più alta, che potrà portarle in detrazione secondo quanto stabilito dall’articolo 1 della legge 449 del 1997, che stabilisce che le agevolazioni si calcolano in base alle spese direttamente sostenute.
Tornando all’esempio precedente, e nell’ipotesi in cui la spesa complessiva per la ristrutturazione fosse pari a 65mila euro, se i coniugi avessero ripartito le spese seguendo questo criterio, avrebbero potuto intestarle a metà per entrambi fino ad un massimo di 60mila euro , imputando i restanti 5mila solo al coniuge con maggiore capienza Irpef, così da usufruire dell’intero importo detraibile.
Può invece essere conveniente utilizzare il beneficio del 50% da quanti – a fronte di un reddito imponibile elevato – dimostrano un’ampia capienza Irpef, anche in presenza di altre detrazioni: negli esempi n. 2 e 4 della tabella, l’imposta lorda, seppure al netto di detrazione terze, rivela una capienza ancora in grado di essere abbattuta dalle detrazioni per la ristrutturazione edilizia. Secondo quanto stabilito dal Provvedimento n. 2011/149646 dell’agenzia delle Entrate, qualora i lavori siano sostenuti dal locatario (esempio 4), per usufruire della detrazione del 50% sulle spese sostenute è necessario avere il consenso del possessore dell’immobile.
La detrazione del 50% non può essere goduta da quanti non sono soggetti ad imposta Irpef, trattandosi di un abbattimento e non di un credito. È il caso, ad esempio, del proprietario dell’immobile su cui vengono effettuati i lavori, e che risulta a carico del coniuge (esempio 3). Secondo quanto stabilito dall’agenzia delle Entrate quest’ultimo potrà godere – come unico beneficiario – delle detrazioni previste per le ristrutturazioni edilizie in quanto familiare convivente del possessore dell’immobile, ovviamente nei limiti dell’importo effettivamente detraibile (circolare 12.6.2002 n. 50 risposta 5.1).
Da segnalare che il Parlamento, ora impegnato proprio nella conversione del decreto sviluppo al momento ha lasciato invariato sia la percentuale di detrazione (50% fino al 30 giugno 2013) sia il tetto di spesa di 96mila euro.

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