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L’Agenzia accelera i rimborsi Iva L’attesa media è di 72 giorni

Tra i tanti danni enormi che il Covid-19 ha prodotto, c’è un microspiraglio per individuare anche un effetto positivo per i contribuenti. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, infatti, si sono ulteriormente ridotti i tempi complessivi per i rimborsi Iva a imprese, autonomi e professionisti. Tra lavorazione ed erogazione in media servono ormai 72 giorni. In pratica otto giorni in meno rispetto a quanti sono stati impiegati – sempre mediamente – dagli uffici dell’agenzia delle Entrate nel 2019. Un miglioramento ottenuto sui tempi di lavorazione e che è figlio soprattutto dei minori rimborsi chiesti nel primo semestre 2020 (30.481 mentre in tutto lo scorso anno erano stati 82.770) perché i termini per la presentazione dei modelli per i crediti Iva trimestrali sono stati sospesi. Anche se un ruolo “positivo” potrebbero averlo giocato anche i canali semplificati per la richiesta e per il dialogo con l’ufficio che, proprio a causa dell’emergenza coronavirus, il direttore Ruffini e le strutture di vertice hanno voluto introdurre per rendere più semplice il contatto con i contribuenti anche in piena fase di smart working per i funzionari del fisco.

È verosimile dunque che già dalla seconda parte dell’anno il numero di richieste sia destinato ad aumentare e probabilmente sarà quello il vero banco di prova per capire se il trend di riduzione dei tempi si consoliderà o meno. Resta il fatto che comunque il passo avanti compiuto dal 2017 è notevole: allora occorreva attendere in media 103 giorni. Poi dall’anno successivo le Entrate hanno accreditato direttamente gli importi spettanti abbattendo a regime i tempi di erogazione da 25 a 7 giorni.

Ma a tenere bassi i tempi di lavorazione potrebbero contribuire due fattori. Da un lato, la base dati di cui l’Agenzia dispone con fattura elettronica e comunicazioni delle liquidazioni periodiche (Lipe) che possono accelerare il riscontro sui dati dichiarati dal contribuente nella richiesta. Dall’altro lato, il doppio input esplicito contenuto sia nel decreto Rilancio sia nel recente atto d’indirizzo del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che alle Entrate chiede, tra l’altro, di accelerare l’«esecuzione dei rimborsi fiscali ai cittadini e alle imprese, anche attraverso automatismi che tengano conto dell’adozione della fatturazione elettronica e di tecniche di analisi dei rischi, con particolare riguardo ai rimborsi accelerati e da split payment».

Anche perché l’utilizzo o la restituzione dei crediti fiscali diventa vitale per le attività economiche in una fase come quella attuale caratterizzata dalla difficoltà a reperire liquidità. Lo dimostra anche il dato sull’impiego in compensazione dei crediti Iva nel modello F24. Qui il primo semestre 2020 non ha fatto registrare alcun tracollo e, se anche il trend rimanesse invariato (ma con la dichiarazione Iva 2020 e il primo modello TR rinviati al 30 giugno è lecito attendersi un incremento) nel secondo semestre, si finirebbe per chiudere non molto al di sotto dei dati degli anni precedenti. Allo stesso tempo, anche per le imposte dirette è prevedibile che si assista a una ripresa nella seconda parte del 2020 dopo che nel primo semestre contribuenti e sotituti hanno compensato poco più di 1,8 miliardi (tanto per capire gli ordini di grandezza il 2019 si era chiuso a 17,7 miliardi in leggero aumento sull’anno precedente).

Su questo fronte bisognerà monitorare attentamente l’impatto della stretta – introdotta nel decreto fiscale collegato alla manovra 2020 e molto avversata da professionisti e associazioni di categoria – che impone da quest’anno di presentare prima la dichiarazione dei redditi e di attendere 10 giorni prima di compensare i crediti superiori a 5mila euro.

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