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L’agenda segreta di Proust detective

Alungo, Proust ha usato l’”Agenda 1906”, e non ne sapevamo nulla. Vi appuntava il pedinamento attraverso Parigi con cui spiava, per gelosia, “A.” — il segretario Alfred Agostinelli. Stendeva, per scrupolo, la lista degli ultimi riscontri per la “Recherche” prima di andare in stampa: dubbi di ordine storico, grammaticale, tecnico, religioso, architettonico, botanico, fisico, medico, letterario, fiscale. Accoppiava i nomi di grandi aristocratici, Murat, Radziwill, e altri di cui si ignorava l’omosessualità, con i loro valletti del cuore. Accalcava reminiscenze involontarie a noi ancora sconosciute, e anteriori alla madeleine generatrice dell’“immenso edificio del ricordo”.
E ora questo piccolo taccuino in marocchino rosso di produzione inglese (Kirby, Beard & Co) torna alla luce, diventa pubblico: donato da un mecenate alla Biblioteca nazionale di Francia, è ora in rete, in libero accesso, sul sito della Bnf (www.bnf.fr). La ricchezza dei commenti e dei rimandi multimediali è straordinaria. Tutti gli altri manoscritti proustiani sono disponibili sul sito Gallica (http://gallica.bnf.fr/), che fa sempre capo alla Biblioteca; ma le riproduzioni in facsimile, trascritte e commentate nelle edizioni cartacee Brepols, sono purtroppo piuttosto care.
Ma torniamo all’agenda appena resa pubblica: malgrado la data inserita nel nome, Proust, nel 1906, annichilito dalla morte della madre, non l’ha usata. Ha cominciato a scarabocchiarla più tardi, e la formidabile équipe dei filologi proustiani (Nathalie Mauriac Dyer, Françoise Leriche, Pyra Wise e Guillaume Fau) ora commenta e data ogni appunto, dal 1909 al 1913. Per i pedinamenti — 11, 12, 13 e 14 luglio 1913 — rievocano una lettera di Proust al giovane conoscente Albert Nahmias: «Vi devo fare una richiesta strana, ma di colpo ho bisogno di questo grande servigio. Vi è mai capitato di dover pedinare qualcuno? Se sì, avete conservato indirizzi o contatti di detective? Sareste così gentile da occuparvene — è urgente». Una settimana prima, il 4 agosto, Proust è rientrato precipitosamente dalla Normandia col segretario e chauffeur Agostinelli; ha l’angoscia che il giovane — che diventerà un po’ Albertine — riveda qualcuno incontrato forse in vacanza a Cabourg. I giri di Agostinelli per Parigi sembrano innocenti — imbuca una lettera, prende un aperitivo; un inutile tragitto circolare a due in fiacre è forse un po’ troppo lungo? La gelosia dà un senso sospetto — e comunque un senso — al minimo gesto, e lo sguardo ansioso, ipersensibile e inesausto del geloso è l’occhio stesso dello scrittore: la sua Ricerca, dice il critico Giacomo Debenedetti, è «l’immensa istruttoria di un geloso». Swann geloso della cocotte Odette, Charlus geloso del violinista Morel si serviranno di agenzie investigative — il tono di Proust, a quel punto, si è fatto dolorosamente burlesco. «Una frase di violino arriverà a darmi una reminiscenza — quanto tempo perduto » è scritto nella prima pagina a rovescio dell’Agenda, finale abbandonato del romanzo: la vita è «screziata di passioni», pienezza sensoriale di una percezione volumetrica: «geometria nello spazio». Compaiono poi coppie di nomi di valletti e dei loro padroni. I valets de pied, inferiori gerarchicamente agli altri domestici, avevano pura funzione decorativa: «Con i loro ricci biondi ci ispiravano una tale ammirazione che non osavamo chiedere loro nulla», scrive a Proust un’amica, impressionata dai lacché di Costantin Radziwill, cui il principe regalava fili di perle; solo di ricatti, gli costavano, «anno più anno meno, settantamila franchi». Il suo lacché Gabriel Paul diventerà nel 1913 tenutario di un bordello per soli uomini, l’Hotel de Madrid (“Gabriel Paul, 6 rue Bourse”, annota Proust), fonte, certo, per lo scrittore di preziose informazioni — come quello, già noto, di Albert Le Cuziat, un altro ex lacché di Radziwill. I clienti della casa d’appuntamenti del Temps retrouvé chiederanno «un lacché, un chierichetto, uno chauffeur nero». L’Agenda
1906 è una finestra sulle classi sociali e le fascinazioni pederastiche, che Proust trasfigurerà nel suo romanzo-mondo. Ma un solo nome passa dall’Agenda 1906 al romanzo: è Gaston Coignet, valletto del principe Murat; sarà un lacché di Charlus — Proust ha appena appreso che è morto in guerra per la Francia.
E certo leggere la Recherche richiede tempo (Bernard Brun, maestro dei filologi proustiani, ama un fumetto di Jake Reynal, che nel 1994 ha riassunto su Fluide glacial, in due pagine, la Recherche: «C’è tutto», ride). La verità è che tra le pagine perdute della Recherche ci sono dei tesori che sarebbe un peccato riservare ai soli specialisti. L’Agenda1906 ci riporta a quella primavera del 1909 in cui tutto è ancora in fieri, e già Proust, per non dimenticarli, si appunta gli intermittenti giorni di sole canterini: «Il raggio di sole attraverso le tende chiuse era venuto a toccare in fondo a me una statua di Memnone che si era messa a cantare».
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