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Ecco l’agenda «graduale» di Colao

ROMA Non è un liberi tutti, non ci sono date ma c’è una metodologia. L’idea è quella di riaprire l’Italia «per gradi successivi», in modo da accompagnare il Paese verso una «fase di convivenza con il virus». Resta la possibilità che in caso di necessità «aree più o meno vaste del Paese possano tornare indietro». Lockdown locali, insomma, che potrebbero essere decisi in tre casi: un nuovo picco di contagi, la mancanza di posti letto negli ospedali Covid o nelle terapie intensive, la scarsità di dispositivi di protezione personali come le mascherine. Con l’avvertenza che su tutte queste condizioni ci deve essere un controllo «giornaliero, tempestivo e granulare».

La task force di esperti guidata da Vittorio Colao ha consegnato ieri sera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte il documento con le linee guida per la cosiddetta fase due. Quattro pagine con nove punti tematici e un powerpoint che serviranno da base per le decisioni che il governo dovrà prendere nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

I settori che saranno riaperti per primi saranno quelli con l’indice di rischio più basso nelle tabelle presentate dall’Inail, a partire dai cantieri edili e dal manifatturiero. Le persone che dovrebbero rientrare al lavoro sono tra i 2,5 e i 2,8 milioni. I settori coinvolti ne occupano 4 milioni. Ma chi oggi è in smart working, perché fa attività d’ufficio e non di fabbrica, e chi rientra nelle categorie a rischio per motivi di salute continuerà a lavorare da casa. Mentre alcune persone potrebbero essere già rientrate al lavoro, visto che circa 100 mila aziende hanno riaperto dopo aver ottenuto la deroga dai prefetti.

Il documento della task force sottolinea come il vero problema per la fase due, specie nelle grandi città, sarà quello dei trasporti pubblici. Da qui l’idea di scaglionare quanto più possibile gli orari di ingresso e di uscita dai luoghi di lavoro. E, in prospettiva, anche delle scuole, delle università, dei negozi.

Lo smart working

Nella prima ripresa coinvolti 2,8 milioni di lavoratori, non chi può stare in smart working

L’obiettivo ambizioso è quello di eliminare, nei limiti del possibile, il concetto di ora di punta. Sarà utile incentivare la mobilità sharing, specie su due ruote, e in generale l’uso della bicicletta. E forse sarà inevitabile sospendere le limitazioni al traffico all’interno delle grandi città, come l’area C a Milano o la ztl a Roma. Questo nella convinzione che, almeno nei primi mesi, molte persone rinunceranno in ogni caso a prendere bus e metrò. E con il rischio ingorgo continuo dietro l’angolo.

Il documento sottolinea il ruolo della app per tracciare i contatti dei positivi ed arginare il rischio di una seconda ondata. Secondo la task forse si tratta di uno strumento importante che deve essere «utilizzato e diffuso». Così come ci deve essere un unico gestore dei dati, non solo per motivi di sicurezza, ma anche per fare in modo che i dati parlino tra loro e la mappatura sia efficace. Il documento, però, non entra nel campo minato degli incentivi o degli obblighi da utilizzare per fare in modo che l’app sia scaricata almeno dal 60% della popolazione, soglia minima per la sua efficacia. In realtà su questo punto c’è stata una discussione anche accesa ma alla fine la decisione è stata quella di non entrare nel merito.

Stesso discorso per i test sierologici, capaci di individuare chi è entrato in contatto con il virus. Vengono definiti uno strumento importante per la ripartenza ma senza entrare nel merito. Così come per la scuola: serve un piano ma a definirlo sarà il ministero dell’Istruzione, con relativa task force.

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