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L’agenda 2013 è già (quasi) piena

Non sarà un anno semplice. Nemmeno per i professionisti. Dopo un 2012 turbolento, durante il quale si è approdati a quella riforma attesa da qualche decennio, si poteva immaginare un nuovo anno meno conflittuale. E invece, complice anche la nuova chiamata alle urne, tornano ad essere tante le partite delicate da giocare sul tavolo delle professioni ordinistiche. Basta sentire Marina Calderone, presidente del Cup (Coordinamento unitario delle professioni) per averne un quadro completo.
La scaletta
Partiamo dalla fine, uno degli ultimi atti ufficiali del Parlamento alla fine del 2012 è stato il riconoscimento delle associazioni non riconosciute. Scelta fortemente criticata e avversata dalle professioni ordinistiche. «Credo che non sia possibile confondere un professionista ordinistico da chi svolge un’altra attività intellettuale — precisa subito Calderone — . E la differenza sta proprio nell’obbligo di iscrizione all’Ordine necessaria per svolgere alcune professioni che tutelano diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini. Ecco perché l’attività ordinistica ha funzione pubblicistica e di garanzia della fede pubblica; mentre l’adesione alle associazioni è libera e volontaria».
L’introduzione di società tra professionisti è stata a lungo travagliata e anche adesso sono in tanti a chiederne una revisione. Presenterete proposte al nuovo governo? «Sul regolamento per le società tra professionisti è necessaria una profonda riflessione su diversi punti. Innanzitutto, va esplicitata ulteriormente la garanzia della indipendenza del professionista, unico soggetto deputato a svolgere l’attività, rispetto al socio di capitale. Poi è indispensabile che nel caso di attività multidisciplinari la società debba essere iscritta a tutti gli ordini coinvolti. E ciò ai fini del controllo deontologico e disciplinare. Va definita la natura fiscale del reddito prodotto dalla società che deve essere considerato da attività professionale con esclusione quindi dalla normativa sulla legge fallimentare. Esattamente come già previsto nella riforma forense. Infine, tutto il volume d’affari prodotto, sia la parte assegnata ai professionisti che ai soci di capitale, deve ricadere nella sfera di competenza delle casse di previdenza al fine di non far perdere loro i requisiti di equilibrio e sostenibilità».
Programmi e futuro
Questo sarà uno dei temi caldi da sottoporre a una nuova compagine governativa, vi siete già fatti un’idea di che aria tiri nei vari schieramenti? «Non si può non notare come in diversi programmi elettorali ricorra il termine “Liberalizzazioni Ordini professionali”. Eppure questo governo ancora in carica ha da poco riformato profondamente gli Ordini e in qualche caso ancora devono essere emanati i regolamenti attuativi. Cosa li spinga a sostenere questa posizione è facile da comprendere. Basta guardare agli interessi economici che stanno dietro a queste proposte e ai soggetti interessati al mercato delle professioni».
Il mondo del lavoro soffre e a farne le spese sono soprattutto i giovani. Dal mondo delle professioni ci si attendono proposte e contributi. «Mi sarei aspettata da un governo tecnico un approccio più tecnico. Talvolta, invece, ci è sembrato di ravvisare un impatto di natura accademica e non di risoluzione immediata ed efficace delle problematiche. Nell’agenda del prossimo governo dovrà essere dedicata un’attenzione prioritaria al lavoro e allo sviluppo perché le aziende soffrono, soffrono i lavoratori, soffrono i territori. Ridurre il costo del lavoro vuol dire dare nuove opportunità, nuova linfa vitale alle aziende e soprattutto dare anche speranza di inserimento di quelle risorse umane che sono poi i nostri giovani; i quali, invece, per effetto di una riforma delle pensioni che tiene al lavoro i padri per molti più anni rispetto al passato, potrebbero non trovare una collocazione adeguata perché viene a mancare la leva della sostituzione. Resta il fatto che anche in questi giorni nella nostra attività di consulenti delle piccole e medie imprese italiane stiamo ragionando sul rinnovare gli accordi per le proroghe della cassa integrazione in deroga. Sarà dunque molto importante che la nuova stagione politica che si aprirà nei prossimi mesi metta al centro del programma lo sviluppo delle Pmi. È l’unica strada per dare speranza al nostro Paese».
Tanta carne al fuoco quindi, senza dimenticare la spinosissima questione della riforma forense approvata sul filo di lana dal Parlamento (e contro il parere del premier Monti) che apre un fronte interno alle professioni: qualche norma, infatti, risulta in palese contrasto con la riforma delle professioni approvata meno di un anno fa dopo decenni di attesa.
Infine c’è la questione dei professionisti della sanità con laurea triennale: dai fisioterapisti, ai logopedisti, dai dietisti ai tecnici ortopedici, sono 22 le categorie che da decenni attendono di essere riconosciute e disciplinate da un loro Ordine professionale. Adesso che sono stati scavalcati anche dalle associazioni professionali, non sono disposti più a sopportare e meditano diverse forme di protesta per far sentire le loro ragioni.

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