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«L’Agcom tagli le tariffe sul fisso»

«La situazione è grave, sul mercato italiano della telefonia fissa non c’è concorrenza, i soldi li fa solo l’operatore dominante, la cui situazione è un caso unico e raro in Europa. Telecom Italia ha una quota di mercato del 65% nel settore, un Ebitda margin del 48% (in Europa si arriva al massimo al 38%, ndr), ricavi oltre il 70% in termini di market share, un cash-flow del business del settore fisso pari a 4 miliardi, quando i concorrenti sono strutturalmente in perdita, anno dopo anno». I tre ad di Wind-Infostrada, Maximo Ibarra, di Fastweb, Alberto Calcagno, e di Vodafone Italia e Sud Europa, Paolo Bertoluzzo, per la prima volta scendono in campo assieme per lanciare un allarme sui rischi connessi alla chiusura del mercato delle telecomunicazioni. L’appello arriva oggi, giorno atteso per la definizione delle tariffe 2013 per l’affitto della rete in rame di Telecom Italia – in particolare Ull unbundling del local loop (affitto dell’ultimo miglio) e bitstream – sulle quali i tre operatori auspicano una consistente riduzione. «Quest’anno abbiamo una nuova Autorità per le comunicazioni che ora ha una grande chance per riaprire questo mercato – spiegano i tre manager -. Dalla decisione che verrà presa si capirà se c’è l’intenzione di invertire un processo che si è acuito dal 2007. Altrimenti le nostre aziende dovranno seriamente rivedere le politiche di investimento sul mercato italiano». Lo scorporo della rete di Telecom Italia, «per ora una riorganizzazione societaria interessante», non può essere perseguito con l’obiettivo «di chiudere ancora di più il mercato» e al prezzo di «alleggerire ulteriormente regole che già oggi penalizzano la concorrenza».
Non è la prima volta che denunciate la chiusura del mercato della telefonia fissa in Italia. Cosa vi ha unito?
Ibarra. Nel mercato della telefonia fissa Telecom Italia gode di una posizione dominante, ha una quota di mercato pari al 65 per cento delle linee fisse, un Ebitda margin del 48% che negli ultimi anni è aumentato del 6%, in controtendenza con quanto accade in Europa. Inoltre, detiene una quota di mercato sui ricavi superiore al 70%. Genera un cash-flow, sempre nel settore del fisso, di 4 miliardi l’anno mentre i concorrenti bruciano cassa.
Calcagno. Questa situazione rende Telecom un caso unico in Europa e indica due cose: l’incumbent gode di una salute eccezionale e sul mercato italiano non c’è concorrenza nel settore. L’incremento del margine operativo di Telecom è stato direttamente proporzionale agli incrementi progressivi riconosciuti negli ultimi anni sui prezzi della rete in rame.
Quanto sono aumentati queste tariffe?
Calcagno. Per l’unbundling (Ull) si è passati da 7 a 9,28 euro, quando nel resto d’Europa i prezzi sono scesi. L’impatto degli aumenti sulla concorrenza è stato sensibile: in precedenza i competitor di Telecom registravano complessivamente aumenti per 700mila nuove linee fisse l’anno. Da tre o quattro anni siamo al di sotto di 200mila nuove linee. È necessario che sia restituito un respiro competitivo al settore, per innescare un circolo virtuoso di investimenti e sviluppo per il Paese.
Avete chiesto all’Autorità il taglio dei prezzi sull’affitto della rete in rame. Cosa vi aspettate?
Bertoluzzo. Abbiamo fiducia in questa nuova Autorità. La decisione che verrà presa non sarà importante soltanto dal punto di vista strettamente economico, ma anche perchè può rappresentare l’inizio di un corso nuovo in cui ci sarà finalmente spazio per la concorrenza e per il mercato.
Ibarra. Questa Autorità, che è al primo anno della consigliatura, ha oggi una grande chance per aprire finalmente mercato il mercato della telefonia fissa.
Di quanto dovrebbe essere questo taglio?
Ibarra. Ci sono varie configurazioni, ma le voci più importanti riguardano l’affitto dell’ultimo miglio della rete in rame, che oggi costa 9,28 euro per linea al mese. E il bistream, che è pari a 19 euro. Ci sono spazi significativi per ridurre la prima voce a 8 euro e la seconda a 12 euro. L’impatto, in termini di minori ricavi per Telecom per quanto riguarda le tariffe sull’ultimo miglio, sarebbe poco più di 70 milioni l’anno a fronte di una bolletta di 1,35 miliardi che le nostre tre aziende pagano alla società.
Bertoluzzo. Siamo oltre la metà del 2013 e non conosciamo ancora il costo della principale “materia prima” del nostro business. Le aziende per investire devono sapere quanto costano i fattori produttivi. Wind-Infostrada, Fastweb e Vodafone investono in Italia complessivamente 2,5 miliardi l’anno: è paradossale che tre fra i principali investitori esteri del Paese, che vogliono investire di più in un settore strategico per lo sviluppo, si trovino di fronte tutti i possibili disincentivi a farlo.
Telecom ha messo le mani avanti: farà lo scorporo della rete fissa se il contesto regolatorio – dunque anche le tariffe sulla rete in rame relative al 2013 – sarà meno penalizzante
Calcagno. Se lo scorporo della rete è un’operazione strategica e di natura industriale, la sua realizzazione non può certo essere condizionata da una decisione dell’Autorità sui prezzi dell’affitto del rame relativi al 2013, date che l’orizzonte temporale in cui potrebbe avvenire lo scorporo è successivo alla fine del 2013.
Bertoluzzo. L’abbinamento della questione delle tariffe 2013 con lo scorporo della rete non ha senso. L’operazione annunciata da Telecom, a oggi, è una riorganizzazione societaria. È un progetto legittimo e anche interessante, ma che si cala in una realtà del settore disastrosa per gli operatori alternativi ed estremamente profittevole per l’incumbent. È un deal lecito e, come ha detto il presidente dell’Autorità, da guardare con interesse, a patto che porti a una maggiore apertura del mercato. Ma a oggi non sposta di un centimetro la gravità della situazione della concorrenza nel settore della telefonia fissa in Italia.

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