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L’Agcom diffida Telecom «Cambi la manovra tariffe»

«Il gruppo Telecom Italia non potrà cambiare i profili tariffari del telefono fisso dei clienti residenziali che rientrano nel servizio universale senza un assenso scritto che dovrà essere raccolto» casa per casa. Il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, sintetizza così gli effetti della diffida deliberata ieri dall’Autorità e notificata al gruppo telefonico. Si tratta di circa 1,2 milioni di famiglie il cui profilo tariffario doveva cambiare con il cosiddetto «manovrone» di Telecom il primo maggio. Ma in questo caso, spiega l’Agcom, il «silenzio assenso non basta» perché si tratta di persone che non hanno mai sottoscritto offerte commerciali ma erano probabilmente già clienti, prima del ‘98, dell’allora monopolista. Oggi si terrà un’audizione del gruppo guidato da Giuseppe Recchi e Marco Patuano. Si tratta, nei fatti, di uno stop vista l’impossibilità di raccogliere da qui al 1° maggio tutte le autorizzazioni scritte. 
I profili delle famiglie che ancora rientrano nel servizio universale per la telefonia fissa sono contenuti all’interno di una super manovra di migrazione che riguarda oltre 5 milioni di clienti, cosa succederà agli altri?
«C’è una grossa manovra tariffaria di Telecom che ha tutta una serie di punti apprezzabili e sui quali non intendiamo fare alcun rilievo. Anzi: diciamo come carattere generale che il passaggio da 17 regimi di prezzi a 3 di per sé è uno sforzo importante che per Telecom ha probabilmente una valenza di marketing. Noi come regolatori apprezziamo la semplificazione e la trasparenza».
Cos’è, allora, che non va?
«Ci sono alcuni aspetti che non possiamo approvare e che derivano dal fatto che Telecom ha la concessione del servizio universale che porta vantaggi ma anche degli obblighi. In particolare ci sono due punti oggetto della diffida: il primo è un maggiore dettaglio di informazione, proprio perché il passaggio a sole tre offerte crea discrete differenze tra una e le altre».
Il secondo?
«Per molte famiglie il passaggio dall’attuale offerta base a quelle nuove coincide con l’uscita dal perimetro universale. Intendiamoci: più che legittima e forse in molti casi anche favorevole viste le abitudini di consumo. Ma deve essere fatta in modo consapevole: molte famiglie usano pochissimo queste linee fisse, le tengono per questioni di sicurezza. D’altra parte è possibile che le vogliano mantenere».
Insomma, per questi 1,2 milioni di clienti non può essere imposta la migrazione al nuovo profilo di 29 euro e, a richiesta, dovranno poter rimanere su quello base a 19 (oggi 18,5 euro) del servizio universale, corretto?
«Sì, si tratta di dare un’informazione maggiore che vada oltre le normali pubblicazioni e l’avviso a casa e di ricevere un’autorizzazione esplicita. È una delle manovre più grosse almeno da quando mi sono insediato. Non stiamo bocciando la manovra, ma qui si aggiunge il passaggio dal servizio universale tradizionale a un servizio universale che possiamo definire “plus”, con più cose, dunque deve intervenire una garanzia».
Anche perché il servizio universale può godere di un fondo di compensazione…
«Giusto, questa è una componente non irrilevante. Ci rendiamo conto che queste richieste richiederanno più tempo».
Per gli altri 4 milioni di clienti che, ad oggi, ancora non rientrano nelle nuove tariffe che Telecom vuole allargare a tutti si potrà procedere?
«In questi casi è solo una modifica contrattuale e dunque non serve un assenso scritto, ma stiamo chiedendo un’informativa più abbondante».
Immagino che ne abbiate discusso a lungo con Telecom stessa.
«Sì, sul primo punto ci sono state le classiche negoziazioni ma comunque non abbiamo dubbio che si arriverà molto rapidamente a una soluzione. Sul secondo punto si procederà un po’ più lentamente».
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