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Lagardère studia il passaggio alla Spa

Potrebbe essere vicina alla conclusione la saga sul gruppo Lagardère, che ha visto dallo scorso anno susseguirsi più colpi di scena. All’inizio a contestare la gestione de Arnaud Lagardère è stato il fondo attivista Amber, che ha denunciato risultati deludenti e sottovalutazione del titolo sotto la conduzione del figlio del fondatore Jean-Luc. ll fondo che fa capo a Joseph Oughourlian, ben noto anche in Italia, aveva in particolare puntato il dito contro la formula dell’accomandita che permette all’ erede della famiglia imprenditoriale francese di controllare il gruppo con una quota azionaria limitata al 7,26%. Poi è entrato in scena Vincent Bolloré, con Vivendi, che da cavaliere bianco si è subito trasformato in cavaliere nero, chiedendo insieme ad Amber di entrare in consiglio. Quindi in soccorso al figlio dell’amico è arrivato l’uomo più ricco di Francia, il patron di Lvmh Bernard Arnault, che, a titolo proprio, ha investito sia nell’indebitata holding familiare sia nell’accomandita.

Nei mesi scorsi si erano rincorse voci che ipotizzavano una spartizione del gruppo che comprende Hachette (editoria) e Travel retail (catena di negozi da viaggio), ma nel weekend invece le voci riferivano di negoziati in corso per raggiungere una pace di compromesso, con Arnaud che ancora per qualche anno resterebbe alla guida del gruppo, con l’impegno di tutti a mantenerlo integro. In cambio però verrebbe abbandonata la formula dell’accomandita, lasciando che a contare sia il peso dei pacchetti azionari.

Ieri mattina Lagardère , con un comunicato ufficiale, si è solo limitato a confermare che ha allo studio la possiblità di trasformarsi in una società per azioni e che a riguardo «sono in corso discussioni con i principali azionisti», ma che tuttavia ancora «non ci sono certezze sull’esito delle discussioni».

Ieri si sarebbe dovuto tenere un consiglio di sorveglianza per l’esame dei conti del trimestre e forse dalla riunione uscirà qualche novità in vista dell’assemblea annuale che è stata fissata per il 14 giugno.

Nell’azionariato di Lagardère, oggi con voti limitati, la quota maggiore è quella di Vivendi, che ha il 26,7%. A seguire il fondo Amber con il 19,8%, il fondo sovrano del Qatar col 13%, Bernard Arnault con il 7,75% e Arnaud Lagardère con il 7,26%. L’ipotesi allo studio, secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, prevederebbe che al rampollo della famiglia, in cambio della cessione del controllo, fossero assegnate azioni di nuova emissione per un controvalore stimato di 230 milioni, che gli permetterebbero di arrotondare la quota (che diventerebbe comunque di minoranza) o di monetizzare parte della partecipazione. In questo scenario la diluizione per gli altri soci sarebbe intorno all’8%, ma le azioni a quel punto si conterebbero. In prospettiva sia Amber che il Qatar liquiderebbero la loro posizione, mentre Vivendi è destinata a diventare il partner industriale.

A Parigi il titolo Lagardère, che era salito di oltre l’8% fino a 24,54 euro nelle prime ore della seduta, ha poi archiviato la giornata a 23,42 euro, mantenendo un progresso del 3,54%.

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