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Lagardère, m6 e le news Bolloré non pensa più alla pensione

Si dice che Vincent Bolloré guardi sempre meno il conto alla rovescia sullo smartphone che gli indica quanto manca alla pensione. Ha scelto da tempo il giorno, il 17 febbraio 2022, bicentenario del gruppo che porta il suo nome, a un mese e mezzo dal 70° compleanno, ma adesso che la scadenza è vicina gli impegni si accumulano. Eppure il passaggio di consegne è già messo a punto, i figli sono pronti, non si prevedono guerre di successione. Il patron di Vivendi sta per affrontare grandi operazioni e mesi cruciali per portare a termine la riorganizzazione del gruppo in un conglomerato che sfrutti le sinergie tra libri, giornali, televisione, radio, cinema. E Bolloré vuole lasciare un impero ancora più forte e in salute, magari conservando una facoltà di influenza dietro le quinte. L’impresa potrebbe richiedergli ancora un po’ di tempo, ma vari segnali vanno comunque a suo favore.

L’accordo trovato con Mediaset, dopo cinque anni di litigi estenuanti, libera Bolloré di una zavorra che stava diventando pesante, anche per la sua reputazione di uomo d’affari rapido e vincente. Ne esce con una condanna del Tribunale di Milano a pagare 1,7 milioni di euro, comunque lontani dai tre miliardi reclamati da Silvio e Pier Silvio Berlusconi, e venderà il 19% di Mediaset nell’arco di cinque anni, con la promessa reciproca di non ostacolarsi nelle rispettive manovre: il polo europeo di televisione gratuita per i Berlusconi, la «Netflix latina» per Bolloré che non ha rinunciato al suo vecchio progetto e potrebbe appoggiarsi all’altro pilastro della sua campagna italiana, Telecom Italia.

Ma è in Francia che sono attesi i prossimi colpi decisivi. Nel corso dell’assemblea generale del prossimo 30 giugno Arnaud Lagardère ufficializzerà la rinuncia alla struttura in accomandita, l’arma scelta nel 1992 da suo padre, il fondatore Jean-Luc, per proteggere la proprietà del gruppo dopo il fallimento dell’avventura televisiva La Cinq. L’accomandita aveva permesso finora a Arnaud Lagardère di conservare il comando con solo il 7 per cento delle azioni e nonostante risultati giudicati deludenti; passerà al 14%, ma il gruppo ora è scalabile, e il nuovo uomo forte diventa Vincent Bolloré, che l’ex presidente Nicolas Sarkozy aveva chiamato in difesa di Arnaud Lagardère minacciato dal fondo Amber. Vivendi avrà il 27% del gruppo, davanti ad Amber con il 18 per cento.

Avanti su radio e tv

Il gruppo Lagardère significa il secondo editore al mondo Hachette, la radio Europe 1, testate giornalistiche importanti come Le Journal du Dimanche e Paris Match e la rete di duty free ed edicole negli aereoporti Travel Retail. Bolloré sembra interessato soprattutto alla radio Europe 1, che potrebbe affiancare alla tv, alla news CNews del gruppo Canal Plus, già in suo possesso.

C’è poi il dossier M6-RTL, perché i tedeschi di Bertelsmann hanno messo in vendita il gruppo composto dalla rete tv M6 seconda negli ascolti in Francia (dietro il primo canale privato TF1 di Martin Bouygues) e dalla radio RTL in crisi di ascolti. A presentare un’offerta presso la banca d’affari JP Morgan ci sono i grandi nomi del capitalismo francese: il re delle costruzioni Martin Bouygues che già controlla TF1, Xavier Niel fondatore dell’operatore telefonico Free e co-editore di Le Monde, il businessman ceco Daniel Kretinsky che è già entrato nei media francesi comprando i settimanali Marianne e Elle e una quota di Le Monde, e naturalmente il gruppo Vivendi di Vincent Bolloré. Anche Mediaset si è fatta avanti, ma le sue chance sembrano limitate perché in questa vicenda il peso della politica diventa fondamentale.

Il mercato nazionale

Nella distrazione generale, in questi anni, la piccola rete giovane M6 è cresciuta fino a diventare il secondo canale tv francese, trasformandosi soprattutto in una macchina da soldi: oltre 270 milioni di risultato netto nel 2020. Il gruppo Bertelsmann vuole tornare adesso a concentrarsi sulla Germania, e capitalizzare vendendo il suo 48% in M6-RTL per quasi un miliardo e mezzo di euro. Ma deve riuscirci entro il 2023, quando scade la licenza di trasmissione: altrimenti, ottenuto il rinnovo, la proprietà dovrà restare immutata per cinque anni.

Thomas Rabe, il ceo di Bertelsmann, ha parlato di una preferenza verso TF1 perché «una fusione con TF1 si inscriverebbe nella nostra strategia di ricerca attiva di un consolidamento del mercato francese», gelando le speranze di un pretendente straniero come Mediaset.

Ma anche l’offerta di Bolloré è giudicata molto interessante, perché la capacità di spesa di Vivendi è impressionante dopo la decisione di separarsi progressivamente da Universal Music Group (UMG), la più grande casa discografica del mondo che ha in catalogo, tra gli altri, Justin Bieber, Bob Dylan e Taylor Swift.

Vivendi ha ricevuto 20 miliardi di euro cash dal gruppo cinese Tencent, e può ottenere altri 6 miliardi vendendo altri titoli in UMG. Quanto basta e avanza per finanziare l’acquisto di M6, ma qui entrano in gioco i rapporti non facili di Vincent Bolloré con il presidente della Repubblica e il dettaglio non secondario che tra un anno si vota per l’Eliseo e Emmanuel Macron punta a un secondo mandato.

L’informazione e la virata

Secondo alcuni indiscrezioni l’Eliseo preferirebbe la soluzione TF1 per M6, e questo non sorprende. Negli ultimi mesi Vincent Bolloré ha completamente trasformato — tra le polemiche — il gruppo Canal Plus, un tempo caposaldo della sinistra intellettuale branché, alla moda, capace di finanziare cinema di qualità e di produrre trasmissioni storiche come Les Guignols de l’Info, con quel gusto per la derisione che ha fatto parlare di ésprit Canal. Quel mondo è finito, Vincent Bolloré ha cambiato rotta. Il cambiamento più spettacolare si è visto con iTélé, la rete all news che è diventata Cnews e nei giorni scorsi è arrivata per la prima volta al clamoroso sorpasso nei confronti di BFM, diventando la prima rete di informazione tv di Francia.

Un risultato ottenuto con la virata della linea editoriale verso l’estrema destra, il sovranismo e il populismo, grazie all’audience straordinaria di Eric Zemmour, l’opinionista anti-islam pluri-condannato per istigazione all’odio e di recente accusato di molestie sessuali da alcune donne, e di Pascal Praud, il conduttore noto per le collere contro «la dittatura del politicamente corretto». La nuova linea politica di Bolloré gli porta la freddezza dell’Eliseo, ma grandi ascolti e guadagni, che potrebbero sostenere la sua espansione nel mondo dei media non solo francesi.

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