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Lagarde: tre mesi per salvare l’euro. Ma la Merkel prende ancora tempo

BERLINO — Per salvare l’euro bisogna agire «in meno di tre mesi», compiendo «passi decisivi». Un intervento allarmato del direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha segnato una nuova giornata di grande tensione sul fronte della crisi europea. «Abbiamo bisogno di una strategia che sia buona per la stabilità e buona per la crescita, dove la stabilità promuove la crescita e la crescita facilita la stabilità», ha detto, guardando all’imminente vertice del G20, la donna che ha preso il posto di Dominique Strauss-Kahn.
Parole, queste ultime, che sicuramente possono essere condivise anche dalla Cancelliera tedesca. Ma Angela Merkel è molto meno convinta, invece, delle necessità di accelerare i tempi delle soluzioni (come sono in molti a chiedere, e non solo la Lagarde) o tantomeno della possibilità di abbandonare anche in parte il cammino dell’austerità. A suo giudizio sarebbe fatale interrompere il percorso di risanamento «proprio nel momento in cui qualche Paese ha cominciato a lavorare nella giusta direzione». Per la crescita reclamata dal presidente francese François Hollande (che incontra oggi i leader dell’opposizione socialdemocratica tedesca) sono indispensabili le riforme strutturali, che non si realizzano dall’oggi al domani. Varare gli eurobond, infine, sarebbe «mettere il carro davanti ai buoi».
A Berlino, insomma, non si cambia linea. «Siamo solidali, ma dobbiamo imparare dagli errori del passato», ha osservato la Cancelliera. E gli aiuti alla Spagna dovranno essere legati a una «ristrutturazione del sistema bancario». «È giusto — osserva — che la Spagna abbia presentato domanda per ricapitalizzare le sue banche, dal momento che i suoi problemi non sono causati dallo stato delle riforme economiche ma sono il risultato di una bolla immobiliare negli ultimi dieci anni. Quando la richiesta arriverà, ci saranno delle condizionalità».
Diversa è, invece, la situazione della Grecia, che deve applicare interamente il programma di austerità deciso da Ue e Fmi. Alla vigilia delle elezioni del 17 giugno, che potrebbero essere vinte da chi chiede di rinegoziare gli aiuti, la Cancelliera avverte che i patti vanno rispettati, e questo riguarda «non solo il successo di questo programma, ma piuttosto il rispetto futuro degli obblighi in tutta l’Europa». Un avvertimento senza sfumature.
La ricapitalizzazione delle banche spagnole ha fornito alla Merkel l’opportunità di confermare la sua apertura alla prospettiva di un controllo sovranazionale del sistema bancario, a patto però che il controllo sia «obiettivo». Non è stato questo il caso dell’Eba, l’autorità bancaria europea indebolita dagli organismi di supervisione nazionale. Negli «stress-test» si è così agito male, «tentando di minimizzare i problemi per un malriposto sentimento di orgoglio». «Se vogliamo autorità europee in grado di fornire una migliore supervisione delle banche, dobbiamo prepararci a cedere — ha aggiunto — quote di sovranità».

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