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Lagarde tranquillizza i mercati “Acceleriamo l’acquisto di titoli”

La prima notizia arriva tre quarti d’ora prima della conferenza stampa di Christine Lagarde, nel consueto comunicato sui tassi delle 13,45. Nei prossimi tre mesi il ritmo degli acquisti del cosiddetto “piano pandemia” Pepp da 1.850 miliardi di euro «sarà considerevolmente aumentato». Quella della Bce sembra una risposta diretta alle preoccupazioni degli investitori, che avevano notato un rallentamento degli acquisti nelle ultime due settimane ed erano attraversati dal timore che i guardiani dell’euro non prendessero abbastanza sul serio le tensioni sui rendimenti di mercato. Ma il messaggio della riunione dei banchieri centrali dell’eurozona è chiaro: c’è allarme sul costo del denaro e sui rendimenti, ma non su un possibile aumento dell’inflazione. Insomma, la Bce è pronta a contrastare la reazione dei mercati a un eventuale fiammata dei prezzi e dunque al timore di un conseguente aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. Ma pensa che quel timore, almeno da questo lato dell’Atlantico, sia infondato.
Lagarde ha parlato per la prima volta da un podio invece che seduta al tradizionale, lungo tavolo bianco. E ha letto il comunicato da un “gobbo” – come in tv – invece che chinata sui fogli, rendendo note anche le nuove stime sulla crescita. Quest’anno il Pil dell’Eurozona è previsto lievemente migliore rispetto alle stime di dicembre, al 4%, nel 2022 al 4,1% e l’anno successivo al 2,1%. Ma molto dipenderà dall’andamento della pandemie e delle campagne vaccinali. E dai Recovery Plan nazionali, che Lagarde ha invitato nuovamente ad attuare rapidamente. Proprio per favorire una ripresa che potrebbe essere “robusta” prima della fine dell’anno.
La presidente della Bce ha ricordato che Francoforte ha ancora un margini ampi, circa un miliardo, per il Pepp. E che, dopo la decisione di ieri «non c’è da aspettarsi una valanga di acquisti da lunedì prossimo. Lo faremo quando sarà necessario, quando ci sarà bisogno di garantire le condizioni finanziarie favorevoli ». Ma siccome i tassi di mercato più alti «potrebbero tradursi in una stretta prematura sulle condizioni di finanziamento per tutti i settori dell’economia» – leggi sui prestiti alle famiglie e alle imprese – la Bce si è decisa a un aumento «robusto» del ritmo. Per Francoforte una dinamica ascendente del costo del denaro «non è desiderabile».
La notizia dello sforzo aggiuntivo della Bce ha messo le ali alle Borse e buttato giù i tassi, riportando il prezzo dei bond decennali tedeschi e italiani ai livelli più alti da metà febbraio e i loro rendimenti, rispettivamente, giù dello 0,08% e dello 0,6%. L’euro si è rafforzato dello 0,2% contro il dollaro. E anche sui cambi, Lagarde ha ribadito che la vigilanza dei guardiani della moneta unica sarà stretta.
Ma sui timori di un possibile aumento dell’inflazione – che è l’origine delle tensioni sui rendimenti – la Bce ha minimizzato. Non c’è allarme sui prezzi, neanche nelle stime riviste e rese note ieri. Certo, nei prossimi mesi ci potrebbe essere una fiammata che potrà sfiorare il 2%, ma sarà dovuta a fattor i temporanei ed endogeni come il trascinamento dei saldi nel nuovo anno in Italia e in Francia, la fine del taglio dell’Iva in Germania, l’aumento del prezzo del petrolio o la modifica del paniere che serve a calcolare l’inflazione dell’eurozona, ha precisato Lagarde. E nella media dell’anno, secondo gli economisti della Bce, l’andamento dei prezzi al consumo sarà più alto di mezzo punto rispetto alle previsioni di dicembre, ma comunque all’1,5%. L’anno prossimo è previsto all’1,4%, insomma ancora lontano dall’obiettivo programmatico del 2%, oltre il quale la Bce potrebbe cambiare la sua strategia di politica monetaria.
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