Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Lagarde rassicura i mercati “Una stretta è prematura tassi bassi fino al 2023”

La Bce si libera le mani per tenere i tassi ai minimi ancora a lungo, nella sfida decennale per centrare l’obiettivo della stabilità dei prezzi. A due settimane dalla revisione strategica che ha portato a fissare un obiettivo «simmetrico» di inflazione al 2%, il Consiglio direttivo di Francoforte ha tradotto le nuove linee guida nelle sue indicazioni prospettiche, la cosiddetta forward guidance , attraverso la quale illustra come si attende che si muoveranno tassi e acquisti di titoli in relazione ai prezzi. Tre i cardini per puntellare la sua posizione «persistentemente accomodante». In primo luogo «i tassi di interesse chiave rimarranno sui livelli attuali o inferiori fino a quando l’inflazione non raggiungerà il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione». Ad ora, le stime della Bce arrivano al 2023, quando si prevede un’inflazione all’1,4%: siamo ben lontani dal target, ragione per cui gli analisti di Abn Amro scommettono che i tassi non si muoveranno fino al 2024. Anche perché il Consiglio vuole che si verifichino altre due condizioni: che il +2% sia «durevole» e che gli elementi di fondo della crescita dei prezzi, quelli meno volatili, assicurino stabilità. La presidente Christine Lagarde ha chiarito che non si tratta di meccanismi secchi: il Direttorio mantiene una autonomia di giudizio. E ha una carta di flessibilità ulteriore: come già ammesso dalla Fed, anche la Bce ora tollererà «un periodo transitorio » di inflazione sopra l’obiettivo. La nuova impostazione «ha alzato l’asticella da superare prima» di rialzare i tassi, il commento di Luca Mezzomo di Intesa Sanpaolo. Una intonazione da “colomba” registrata dai mercati, che se l’aspettavano: nessuno scossone sulle Borse, euro e spread in lieve calo. Confermate le altre misure: il piano d’acquisto di titoli principale (App) continuerà a 20 miliardi al mese e durerà fino a poco prima del rialzo dei tassi; quello straordinario anti-pandemia (il Pepp da 1.850 miliardi) ha orizzonte al marzo 2022 e ritmo accelerato ancora per questo trimestre. Lagarde ha detto che la ripresa è in corso, ma con «ombre» dalla variante Delta. Per questo di chiudere i rubinetti del Pepp non se n’è neppure parlato: il messaggio lanciato all’Eurozona, che da ieri si trova per la prima volta con un debito sopra il 100% del Pil, è che «nessuno vuole una stretta prematura». Parole che abbassano le probabilità di un avvio delle riflessioni sulla fine degli stimoli emergenziali a settembre, come invece chiedevano i governatori-falchi già nella riunione di giugno. C’è anche chi nota che servirebbe di più per centrare l’obiettivo di inflazione. D’altra parte, l’affinamento della guidance di ieri è arrivato a maggioranza: larga sì, ma senza unanimità. Probabile che al ritorno delle ferie la riunione sia più accesa.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Generali prepara una task force di consiglieri per rendere più condivisa e indipendente la gestazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Federal Reserve vede un orizzonte sereno, perciò si prepara a ridimensionare gradualmente le mi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo è pronto a varare nella riunione di oggi la manovra per sterilizzare il rincaro delle b...

Oggi sulla stampa