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Lagarde prepara la ricarica del bazooka Bce contro la crisi

Più accomodante, ma soprattutto più “a lungo” per evitare che la crisi pandemica, che è uno shock temporaneo, abbia impatti negativi duraturi sulla fiducia dei consumatori, le aspettative dell’inflazione, l’accesso al credito per famiglie e imprese. La Bce è pronta a «ricalibrare» i suoi principali strumenti pandemici, il programma di acquisti Pepp e i prestiti mirati TLTRO, per evitare che una frenata economica «eccezionale» come quella provocata dal coronavirus si trasformi in una «recessione convenzionale».

Il Lagarde-pensiero dominante è questo: quel che conta non è soltanto “il livello” delle condizioni del credito, che resteranno eccezionalmente accomodanti in questa crisi pandemica, ma “la durata” della politica di accomodamento. Ed è puntando a questo duplice obiettivo che la presidente della Bce guiderà il Consiglio direttivo domani, attesissimo da famiglie, imprese, banche, governi e mercati alla ricerca di conferme nel pieno di una seconda ondata pandemica che alimenta incertezze e preoccupazioni, nonostante l’arrivo del vaccino.

Gli orientamenti prevalenti alla vigilia del Consiglio mirano a non deludere le aspettative che sono molto alte. Il Pepp di 1.350 miliardi (partito lo scorso marzo con 750 miliardi e aumentato di 600 miliardi in giugno) finora è stato utilizzato per 717,9 miliardi e diventerà più grande: sarà aumentato come minimo di 500 miliardi. Il 2021 sarà inondato di emissioni nette di titoli di Stato e di eurobond della Commissione Ue. Le banche e le imprese continueranno ad emettere bond nel 2021: le condizioni della raccolta dovranno restare molto favorevoli per tutti e Pepp e il programma APP terranno bassa la curva dei rendimenti benchmark di titoli di Stato, corporate bond e cartolarizzazioni.

La dote da 120 miliardi aggiunta lo scorso marzo al programma di acquisti standard APP tra l’altro si esaurisce questo mese e non rinnovarla o non controbilanciarla con un aumento del Pepp paradossalmente porterebbe a una stretta: l’App lanciato da Mario Draghi nel settembre 2019 al ritmo di 20 miliardi al mese viaggia da marzo al ritmo di 35 miliardi mensili grazie alla dote. La sua durata dell’APP non va modificata perchè è una sorta di open-ended: gli acquisti termineranno poco prima il primo rialzo dei tassi d’interesse e il reinvestimento del capitale dei titoli rimborsati finirà “ben” dopo il primo rialzo dei tassi d’interesse.

È per contro la durata del Pepp che sarà estesa, perchè questo programma pandemico segue l’andamento del coronavirus, ed è chiaro ora che la crisi non terminerà fino a quando i contagi non saranno stati domati da vaccinazioni e cure efficaci. Gli acquisti netti del Pepp al momento terminano nel giugno 2021 e dovrebbero essere estesi almeno per tutto il 2021. Contestualmente sarà allungato anche l’arco temporale dei reinvestimenti: attualmente la Bce reinvestirà il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Pepp almeno sino alla fine del 2022.

Il reinvestimento del Pepp extra-lungo sforerà prevedibilmente nel 2023. Più protratti nel tempo saranno anche i prestiti mirati all’economia TLTRO, che hanno avuto successo finora come ha rimarcato con vigore Lagarde, e che al momento terminano con l’ultima tranche nel primo trimestre dell’anno prossimo. Il 2021 sarà «l’anno della pandemia», ha ammonito più volte il membro del Comitato esecutivo Fabio Panetta: e questo significa che la Bce si prepara a esserci almeno per tutto il 2021 e oltre. Le TLTRO potrebbero essere aumentate di un ulteriore anno, da giugno 2021 con l’ultima tranche trimestrale nel giugno 2022.

I falchi nel Consiglio dovranno farsene una ragione, la seconda ondata è peggiore della prima e la nuova raffica di restrizioni avrà un impatto negativo sull’andamento dell’economia, peggio di quanto previsto qualche mese fa. Le decisioni del Consiglio saranno prese domani sulla base delle nuove proiezioni macroeconomiche che rispetto allo scorso settembre evidenzieranno un peggioramento. I rischi continuano a essere al ribasso.

Christine Lagarde ha espresso chiaramente la sua visione, nel discorso al Forum delle banche centrali. Serve un messaggio che dia fiducia e arrivi forte e chiaro da una Bce impegnata a restare più possibile al fianco di famiglie, imprese grandi e piccole, banche, governi e mercati per tutto il periodo necessario a uscire dalla crisi pandemica, mantenendo le condizioni del credito favorevoli e continuando a prevenire un più grande shock disinflazionistico. Il Pepp, pur se chiamato “pandemico”, rientra perfettamente nel mandato della Bce: nato «in risposta alla revisione al ribasso dell’inflazione connessa alla pandemia nell’orizzonte di proiezione» allenta ulteriormente l’orientamento generale della politica monetaria. E lo fa in modo flessibile per contrastare efficacemente i rischi per l’ordinata trasmissione della politica monetaria.

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