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Lagarde: “L’eurozona riprende” E la Bce non segue la Fed

Dopo il grande letargo della prima metà dell’anno, l’economia dell’eurozona ha registrato nel terzo trimestre «un forte rimbalzo». Un piccolo recupero economico, forse, è in corso. La Bce lo ha certificato ieri, dopo la rituale riunione del Consiglio direttivo, migliorando persino le stime per quest’anno di qualche decimale. La contrazione economica si fermerà all’8% e non raggiungerà all’8,7% delle stime di giugno. Il settore manifatturiero sta recuperando e c’è persino un miglioramento dei consumi.
Ma anche se la presidente, Christine Lagarde, ha invitato a considerarle le nuove previsioni scritte sull’acqua – dato il futuro assolutamente incerto della pandemia – tanto è bastato a rimettere le ali all’euro. Anche perché l’ex direttrice del Fmi ha precisato complessivamente di «non vedere rischi di deflazione», nonostante il tasso attuale sia finito in cantina e la Bce stessa preveda fino alla fine dell’anno un andamento negativo dei prezzi al consumo. L’euro ha di nuovo sfiorato 1,20 contro il biglietto verde. Da marzo a oggi si è apprezzata del 12% – allora valeva poco più di un dollaro.
A scatenare all’ennesima corsa della moneta unica contro la valuta statunitense, però, ha contribuito ieri anche la posizione espressa dal board della banca centrale, e proprio sulla spinosa questione dell’euro. «Abbiamo discusso l’apprezzamento » della moneta unica, ha ammesso Lagarde, aggiungendo però a più riprese: «Non parlo di livelli».
E puntualizzando che «il tasso di cambio non è il nostro obiettivo» (musica per le orecchie del pubblico tedesco). Lagarde ha promesso semplicemente che le dinamiche tra euro e dollaro «saranno monitorate attentamente » perché impattano ovviamente sull’inflazione, e ha promesso che la Bce è pronta a usare «tutti gli strumenti» per impedire che si rafforzi troppo. Ma la strada non sembra priva di ostacoli.
Intanto, la presidente della Bce ha voluto sottolineare che se i soldi che arriveranno dagli strumenti europei di sostegno come il Recovery Fund saranno accompagnati da riforme strutturali, l’impatto potrebbe essere «forte» sull’economia. Sull’uso pieno del “Piano pandemia” da 1.350 miliardi, Lagarde si è limitata a dire che «probabilmente sarà usato pienamente»; i falchi preferirebbero di no. Mentre alcuni analisti parlano già dell’ipotesi che entro dicembre il ricco piatto di bond sovrani possa essere ulteriormente ampliato di altri 500 miliardi di euro.
Quanto al cambio di paradigma alla Federal Reserve, che ha deciso ad agosto di abbandonare il faro dell’inflazione per concentrarsi esclusivamente sull’occupazione, Lagarde ha puntualizzato di averne «preso attentamente nota», ma ha anche ricordato che la Bce non ha un mandato duale ma unico: la stabilità dei prezzi.
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