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Lagarde: Grexit non è da escludere

Il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea hanno accentuato ieri la pressione sulla Grecia per la rapida conclusione di un accordo con i suoi creditori internazionali. Il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, ha dichiarato in un’intervista a un giornale tedesco, a una domanda sulla possibilità di uscita di Atene dall’euro, che «ogni incertezza, ogni vulnerabilità potenziale o volatilità è una fonte di preoccupazione. Non siamo ingenui e non pensiamo che questo sarebbe una passeggiata. È una questione complicata che speriamo gli europei non debbano affrontare, perché speriamo che si trovi una strada per accordarsi sul futuro della Grecia nell’eurozona. Ma è una possibilità».
Per tentare di superare l’impasse nel negoziato, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha parlato per un’ora ieri in teleconferenza con il primo ministro greco Alexis Tsipras e il presidente francese François Hollande.
Il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, ha invece minimizzato l’eventualità che Atene possa uscire dall’euro, ma il rapporto semestrale dell’istituto di Francoforte sulla stabilità finanziaria, pubblicato ieri, ha sottolineato la possibilità di contagio per gli altri Paesi dell’euro area “vulnerabili” in mancanza di una rapida intesa sulle riforme che la Grecia deve attuare, anche se finora le reazioni dei mercati sono state limitate. Il rapporto osserva che «le aspettative di un rischio di default sono nettamente cresciute in Grecia a causa dell’aumento dell’incertezza politica».
La signora Lagarde, come altri partecipanti al G-7 di Dresda, fra cui il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble e il commissario europeo Pierre Moscovici, ha respinto l’interpretazione di parte greca sullo stato dei negoziati, secondo cui questi si starebbero avviando a conclusione. Il direttore dell’Fmi ha sottolineato che c’è bisogno di un accordo complessivo per sbloccare i 7,2 miliardi di euro previsti dal secondo pacchetto di aiuti e non sborsati per le inadempienze del Governo greco sugli impegni presi. Impossibile che la conclusione arrivi entro domenica, come avevano indicato fonti greche. La responsabilità per tenere la Grecia nell’unione monetaria spetta comunque agli europei, che, secondo la signora Lagarde, possono dare un po’ di respiro ad Atene se le condizioni sono soddisfatte. Il segretario dell’Ocse, Angel Gurria, veterano del negoziato sul debito messicano negli anni 80 e 90, ha affermato che «quando c’è da parte di tutti la volontà politica, l’intesa arriva».
Entro giugno, la Grecia deve rimborsare circa 1,6 miliardi di euro all’Fmi, di cui oltre 300 milioni il 5 giugno: Atene ha l’opzione di raggruppare i quattro pagamenti previsti questo mese alla fine di giugno, ma, secondo un portavoce del Fondo, non l’ha ancora esercitata.
Constancio ha osservato comunque che il mancato pagamento di una rata da parte di Atene non significa la sua uscita dall’euro, né l’automatica insolvenza delle banche greche, anche se ovviamente la Bce dovrebbe tenerne conto nella sua valutazione degli istituti di credito ellenici, che si reggono sulla liquidità di emergenza fornita dalla Banca di Grecia e autorizzata settimanalmente da Francoforte.
Un mancato accordo in tempi rapidi, dice il rapporto della Bce, potrebbe far salire il premio al rischio sul debito degli altri Paesi vulnerabili. Più in generale, nota lo studio, le incertezze sulla sostenibilità del debito pubblico continueranno nel medio periodo dato che il rapporto debito/Pil resterà alto in diversi Paesi. Constancio ha dichiarato che la situazione della stabilità finanziaria in Europa è migliorata anche per effetto delle politiche della Bce. Secondo il banchiere centrale portoghese, non ci sono elementi per dire che c’è una sopravvalutazione generalizzata delle attività finanziarie, ma – ha rilevato anche – il rischio principale è la possibilità di un’inversione di tendenza nelle quotazioni, «che potrebbe produrre perdite di capitale e disturbare la ripresa».
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