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Lagarde: Fmi pronto a intervenire

CERNOBBIO — Mercati più tranquilli e politica in ebollizione: si rischia l’effetto paradosso sul piano di aiuti per i Paesi in crisi annunciato dal presidente della Bce Mario Draghi. La sola eventualità di dover sottostare, in cambio del programma di contenimento dello spread, a rigide condizioni imposte dall’Europa sembra aver dato nuova forza al sentimento anti comunitario di più di un soggetto politico. La Lega stringe sulla raccolta di firme per il referendum sull’euro: «Cominceremo la prossima settimana», ha avvisato Roberto Maroni al seminario Ambrosetti.
L’ultima sponda agli euroscettici l’ha offerta suo malgrado Christine Lagarde, la numero uno del Fmi che da Vladivostok, Russia, ha confermato che il Fondo è pronto a partecipare al piano di Draghi. L’Istituto, guidato dall’ex ministro francese delle Finanze, non intende assumere solo il monitoraggio dei singoli Paesi ma punta al pieno coinvolgimento nella creazione del programma d’intervento partecipando dunque anche all’acquisto dei titoli di Stato.
«La priorità, ora, è un’attuazione coordinata» ha detto ieri Lagarde. Un messaggio chiaro e forte: l’Fmi vuole esserci con i suoi strumenti e alle sue condizioni. E a questo punto è fin troppo facile agitare lo spettro del commissariamento sul modello greco, paventare le missioni della trojka e la definitiva cessione di sovranità a Bce, Fmi e Commissione Ue.
Ne è consapevole Mario Monti, che all’establishment economico-finanziario ha chiarito ieri a porte chiuse a Villa D’Este di «essere contrario alla perdita asimmetrica di sovranità». Nel caso, per ora remoto, che l’Italia dovesse ricorrere agli aiuti «non saranno accettate ulteriori condizioni aggiuntive oltre a quelle che già rispettiamo», ha assicurato Monti.
Il Professore lascerà la guida del governo il prossimo aprile, ma entro quella data vuole mettere i leader europei intorno a un tavolo per ragionare sulle strategie di contrasto al «crescente populismo e ai fenomeni di rigetto dell’integrazione europea». Il presidente del Consiglio ha annunciato da Cernobbio la convocazione a Roma di un vertice straordinario sul tema, ma ancora prima aveva suonato l’allarme per il sentimento anti tedesco affiorato in Parlamento.
«Monti ha una concezione strana della democrazia», ha polemizzato Roberto Maroni, ricordando la proposta di legge popolare della Lega per abbinare alle elezioni politiche 2013 un referendum sull’euro. Cominceremo a raccogliere le firme la prossima settimana», ha detto l’ex ministro leghista dell’Interno a Cernobbio. Per Maroni, la zona euro dovrebbe comprendere solo «chi ha i requisiti di bilancio», ovvero il Nord Italia.
Giulio Tremonti, pronto a fondare un nuovo partito «né di destra, né di sinistra», intende anch’egli promuovere un referendum sul futuro dell’Europa: «Va colmato un vuoto di democrazia». La fronda degli euroscettici attraversa tutta l’Europa, in modo trasversale a destra e sinistra. In Olanda, dove questa settimana si svolgono le elezioni anticipate, è la destra xenofoba di Geert Wilders a invocare il ritorno al fiorino, dopo aver trasformato l’appuntamento con le urne in un referendum sull’Europa. In Italia, la discesa dello spread è fin qui inversamente proporzionale al crescere della fibrillazione degli euro-antagonisti. I temi della campagna elettorale sono già scritti. Ieri, il leader del Movimento a 5 Stelle, Beppe Grillo, ha affidato alla Rete l’ennesimo messaggio: «Se si tenesse un referendum sull’euro l’avrei già vinto. Il mio obiettivo è che siano gli italiani a decidere».
Ma intanto un nuovo ricorso per impedire la ratifica in Germania del Fondo salva Stati è stato presentato dal deputato tedesco Peter Gauweiler. Il conservatore euroscettico della Cdu ritiene che il suo ricorso dovrebbe spingere la Corte costituzionale di Karlsruhe a riconsiderare il suo calendario. Per mercoledì è attesa la decisione su sei precedenti ricorsi contro l’Esm e l’unione di bilancio.

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