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Lagarde (Fmi) avverte: crescita debole «Più incertezza con il rialzo dei tassi»

Da una parte la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde che mette in guardia di fronte a una crescita globale «deludente e incerta» e che fornisce «ragioni per essere preoccupati». Dall’altra la presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, che parla di «significativi miglioramenti» dell’economia americana dai tempi della crisi finanziaria, lasciando intendere che la scelta di rialzare i tassi di interesse sia quella giusta.
Quasi un confronto a distanza. La prima a parlare nel corso della giornata è Lagarde. «La crescita quest’anno sarà più debole rispetto al precedente — spiega la direttrice del Fmi — con una modesta accelerazione prevista nel 2016» e si potrebbe assistere a «un periodo prolungato di bassi prezzi delle materie prime». In luglio l’istituto di Washington aveva abbassato le stime dello 0,2% a +3,3%, indicando un +3,8% per il prossimo anno. In questo scenario, l’eventualità del rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti e il rallentamento dell’economia cinese, secondo Lagarde, concorrono ad aumentare l’incertezza e la volatilità dei mercati. Un mix pericoloso confermato dagli analisti, che hanno stimato che le piazze finanziarie globali hanno bruciato 11 mila miliardi di dollari in tre mesi: il trimestre peggiore dal 2011. Le vendite sono appunto state innescate dal calo dei prezzi delle commodity, dal rallentamento della Cina, dalla fuga dai Paesi emergenti e dall’atteso aumento dei tassi di interesse negli Usa.
Dunque per Lagarde «le economie più avanzate, a esclusione di Usa e forse Regno Unito, hanno ancora bisogno di politiche monetarie accomodanti», mentre la Cina ha bisogno di «bilanciare la necessità di riforme con quella di preservare la domanda e la stabilità finanziaria». La normalizzazione della politica monetaria della Fed è un cambiamento «necessario e salutare» e «riflette condizioni economiche migliori negli Stati Uniti, cosa che è positiva anche per l’economia globale». Un equilibrio delicato, motivo per cui «una gestione proattiva delle politiche da parte di tutti, e in particolare dalle economie emergenti, è ora importante come non mai».
Luci e ombre nel panorama globale, con un’eurozona che ancora non spicca il volo nonostante gli accenni di ripresa, come dimostrano gli ultimi dati sull’inflazione, che è di nuovo tornata sotto lo zero (-0,1% a settembre dal +0,1% di agosto), indicando il traguardo del 2% non così a portata di mano. Lo stimolo del Quantitative easing , l’acquisto di titoli di Stato e di bond azionari, messo in campo dalla Banca centrale europea, non starebbe avendo l’ effetto sperato di far risalire rapidamente i prezzi, anche se ha garantito la stabilità dell’eurozona nei mesi scorsi, in un momento di grande tensione come quello della crisi greca e del rischio Grexit. A zavorrare l’eurozona, secondo Lagarde, contribuiscono i crediti deteriorati, «una delle eredità irrisolte della crisi finanziaria» del 2008, che valgono circa 900 miliardi di euro: senza i non performing loans «le banche sarebbero capaci di aumentare l’offerta di credito ad aziende e famiglie — ha spiegato la direttrice del Fmi —. Migliorerebbero la portata di politiche monetarie accomodanti e l’outlook». Con vantaggi per la fiducia dei mercati.
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