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Lagarde e la lezione del Covid: “Sul clima la stessa cooperazione”

La collaborazione tra gli Stati sulla pandemia può diventare un modello funzionale anche per combattere la crisi climatica, dice Christine Lagarde. La presidente della Banca centrale europea porta a Torino una lezione di metodo che parte dall’importanza di separare il vero dal falso, e di creare un patrimonio di conoscenza condivisa, tra decisori e pubblico. La fiducia è valuta preziosa per qualsiasi leadership, in primis per un banchiere centrale. Ma prima ancora della comunicazione, ci sono le decisioni. E la pandemia – dice Lagarde – insegna che «non possiamo permetterci di operare con uno schema che confina il nostro lavoro dentro sfere distinte. In un’economia globale più interconnessa, la cooperazione intersettoriale e multilaterale è più importante che mai». La pandemia ha imposto un metodo nuovo, che si era visto solo ai tempi della guerra, afferma Lagarde, e «non si può tornare allo status quo precedente: quando scienza e politica si uniscono con un obiettivo comune possiamo fare progressi incredibili». Il riferimento esplicito è ai passi avanti parziali raggiunti dalla conferenza Cop 26 di Glasgow. «Chiaramente – continua Lagarde – il lavoro non è ancora finito. I prolungati negoziati del summit mostrano le difficoltà nel raggiungere un consenso politico globale nonostante solide basi scientifiche e l’approvazione di larghe parti del settore privato». Il prossimo passo, è convinta la presidente della Bce, spetta ai decisori e riguarda la capacità di «portare a bordo il pubblico». Il lavoro dei policymakers «non è soltanto quello di prendere le decisioni basate sui fatti, ma anche di spiegarle per ridurre le complessità». Bisogna essere semplici, «ma non semplicistici », ripete più volte Lagarde alla platea del teatro Carignano, invitata proprio a riflettere sul rapporto tra scienza e decisioni globali, da Fondazione Agnelli, Collegio Carlo Alberto e Accademia Nazionale del Lincei, in un evento voluto a Torino, come ha spiegato il presidente della Fondazione Agnelli, John Elkann, «città con una società civile vivace e pluralista che ha sempre anticipato il futuro».È dunque fondamentale saper decidere e comunicare, ma prima ancora c’è la ricerca, la capacità di capire i fenomeni. Lagarde prima loda il suo predecessore e premier Mario Draghi, poi lascia per qualche attimo il solco del discorso scritto per rivendicare la qualità dei ricercatori Bce. «Tutti pensano che la Fed sia la prima al mondo, e invece…», dice sorridendo.La capacità di agire durante la crisi pandemica, dare fiducia e denaro alla banche perché potessero aprire il credito, rivendica Lagarde, «ha salvato un milione di posti di lavoro». La sfida maestra che la Bce ha di fronte riguarda i prezzi che corrono, spinti dalla ripresa. Troppo? Ieri la Germania ha registrato l’inflazione in crescita del 6% a novembre su base annua, un salto rispetto alle stime e rispetto alla crescita del 4,6% di ottobre. Oggi Eurostat pubblica le stime su tutta l’area Euro. I banchieri centrali agiscono soprattutto con le proprie azioni, e la lectio di Torino non permetteva commenti sulla stretta attualità. Per quello bisogna attendere la riunione monetaria del 16 dicembre, ma Lagarde cita nuovamente Draghi e ricorda: «Lo vediamo oggi, la pandemia non è finita e dobbiamo restare vigili ».

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