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Lagarde, Draghi si muove bene

Mario Draghi, presidente della Bce, incassa il sostegno aperto del numero uno del Fondo monetario, Christine Lagarde. In un discorso tenuto alla Goethe University di Francoforte, Lagarde si è detta favorevole ai «passi fatti al fine di migliorare la fiducia e le condizioni finanziarie nell’area euro: passi che sosterranno ulteriormente la ripresa».

Il riferimento è agli ulteriori stimoli monetari annunciati il 10 marzo dall’Eurotower, tra cui un ampliamento del piano di acquisto di bond e un altro taglio in negativo dei tassi.

«Consideriamo la recente introduzione di tassi negativi da parte della Bce e della Bank of Japan come positiva nelle circostanze attuali, anche se non è priva di effetti collaterali che meritano attenzione», ha osservato Lagarde, definendo «appropriata» la decisione della Federal Reserve, presa in dicembre, di alzare i tassi di interesse per la prima volta da giugno 2006 portandoli allo 0,25-0,50% dallo 0-0,25%, così come l’impegno della banca centrale americana guidata da Janet Yellen ad agire in base all’andamento dei dati macroeconomici. In generale, le misure accomodanti delle banche centrali nel mondo hanno avuto un ruolo «inestimabile» nel sostenere la ripresa globale: «In molte economie avanzate quelle misure accomodanti devono continuare, anche se è chiaro che la politica monetaria non può più essere l’alfa e l’omega della ripresa».

L’idea è che la politica monetaria «sarà molto più efficace se sostenuta da elementi fiscali e strutturali», ma anche da «canali di trasmissione efficienti». Il punto, secondo Lagarde, è che «alti livelli di crediti deteriorati, dall’Ue alla Cina, impediscono gli effetti positivi dati dai tassi negativi: ecco perché è importante rafforzare i bilanci delle banche aumentando la supervisione prudenziale, le iniziative per la riduzione del debito e le procedure di insolvenza. Queste misure sono vitali anche per il rafforzamento del settore finanziario in generale: elemento cruciale per sostenere un’economia in crescita».

Pronta la replica di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che rimane fermo sulle sue posizioni: la politica monetaria delle banche centrali non può essere utilizzata come una sorta di «panacea globale» per tutti i problemi che affliggono l’economia. Weidmann ha sempre osteggiato il potenziamento degli stimoli all’economia voluto da Draghi e ritiene che anche le politiche di bilancio dei governi abbiano pochi margini di manovra laddove, per rilanciare gli investimenti, è semmai necessario fare leva su riforme strutturali e stabilità politica.

Nel suo intervento, Lagarde ha quindi avvertito che «le prospettive globali si sono ulteriormente indebolite negli ultimi sei mesi, esacerbate dal rallentamento relativo della Cina, da prezzi più bassi delle materie prime e dalla prospettiva di condizioni finanziarie stringenti in molti paesi». La ripresa dell’economia mondiale continua, ma rimane «troppo lenta, troppo fragile, con i rischi alla sua tenuta che stanno aumentando».

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