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Lagarde: “Draghi ha salvato l’euro Ora tocca ai governi”

Christine Lagarde indosserà il cappello di presidente della Bce in un momento difficile; per l’eurozona e per l’istituzione che, come ha ricordato l’ex direttrice del Fmi, «dal 2014 ha scongiurato la deflazione, alimentato crescita e aumentato l’occupazione». Con i tassi azzerati e quelli sui depositi delle banche persino negativi, lo spazio di manovra è molto più ridotto rispetto a otto anni fa, quando Mario Draghi assunse la presidenza dei guardiani dell’euro. Dunque, Lagarde è stata più che esplicita ieri: «C’ero, quando Mario Draghi ha pronunciato il suo whatever it takes . E spero di non doverlo mai dire perché vorrà dire che gli altri decisori politici non avranno fatto quello che avrebbero dovuto fare». Ieri è arrivato il primo voto positivo dall’Europarlamento in attesa di assumere l’incarico a novembre. L’ex ministra delle Finanze francese si aspetta che i governi facciano la loro parte. Un mantra ripetuto spesso anche da Draghi, ma che in questo frangente in cui la Germania rischia la recessione – e non solo essa – e in cui incombono «rischi di seria natura» come la Brexit e le guerre commerciali tra Usa e Cina, acquista particolare rilevanza. Uno dei messaggi centrali durante il fuoco di fila di domande, durante le due ore e mezza di audizione al Parlamento europeo per convincerlo ad accettare la sua nomina, Lagarde ha rivolto proprio alla Germania e ai «molti paesi che hanno ancora margini fiscali» l’invito a varare “misure pro-crescita”. Non è tempo per compiacersi di pareggi di bilancio in tempi in cui l’uscita disordinata del Regno Unito dalla Ue o gli umori protezionistici di Trump rischiano di peggiorare il quadro.
Lagarde ha voluto anche sottolineare la continuità con traiettoria di Mario Draghi ribadendo a più riprese che l’inflazione è “troppo bassa” e che la politica monetaria «dovrà rimanere accomodante per un periodo di tempo prolungato». E allargando il campo al resto del mondo, alle principali banche centrali che continuano a mantenere politiche economiche da ‘colombe’, Lagarde ha sottolineato che «l’inflazione bassa pone sfide a tutte le banche centrali, non solo alla Bce». Qualche novità potrebbe arrivare sul versante ambientale: Lagarde ha ricordato la sua grande attenzione per le diseguaglianze e la lotta ai cambiamenti climatici, anche se la Bce non ha, ovviamente, strumenti per intervenire direttamente. Ma potrebbe pensare, ad esempio, di comprare, nell’ambito dell’ormai scontato riavvio del quantitative easing, più bond di aziende ‘green’ Quanto al metodo, la futura numero uno della Bce ha messo in evidenza una qualità che Draghi ha mostrato durante la sua presidenza e Lagarde stessa durante la sua direzione del Fmi: “agilità”. Ossia: capacità di mutare prospettiva – persino di fare mea culpa, come il Fondo ha fatto sui moltiplicatori – o di adottare misure straordinarie, come la Bce ha fatto in questi anni. «Durante la Grande crisi la Bce ha aggiustato il tiro, è stata agile, e senza le misure non convenzionali la crescita sarebbe stata di due punti in meno». L’ex direttrice del Fondo si è detta anche pronta a discutere l’idea del governatore della Banca centrale d’Inghilterra di una convergenza di alcune grandi banche centrali per coniare una criptovaluta. E Lagarde non si tira indietro neanche dinanzi alla discussione in atto su «come considerare l’obiettivo dell’inflazione ‘vicino o sotto’ al due per cento», il target di Francoforte.

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