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Lagarde: aumentano i rischi di deflazione

I Paesi industriali hanno “svoltato” sulla strada della ripresa e spingono la crescita mondiale, ma una restrizione della politica monetaria, come quella avviata dalla Federal Reserve americana, potrebbe mettere in pericolo i flussi di capitale verso i mercati emergenti e bloccarne l’espansione, sostiene in un nuovo studio la Banca mondiale. E il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde, ha parlato ieri apertamente in un discorso a Washington di «rischio deflazione», «un orco che deve essere combattuto in modo deciso», aggiungendo che la direzione dell’economia mondiale «è positiva, ma la crescita globale è ancora troppo bassa, troppo fragile e troppo diseguale. Non è sufficiente a creare posti di lavoro per gli oltre 200 milioni di persone nel mondo che ne hanno bisogno». Secondo il direttore dell’Fmi, «l’ottimismo è nell’aria, il grande gelo è alle nostre spalle e l’orizzonte è più chiaro». La signora Lagarde ha parlato di speranza che, dopo i sette anni di vacche magre dall’inizio della crisi globale, il 2014 segni l’inizio di sette anni di vacche grasse. Questo dipenderà però dalle giuste politiche economiche e dal coordinamento a livello internazionale.
La Banca mondiale ha rivisto ieri al rialzo le proprie stime di crescita per l’economia mondiale (l’Fmi lo farà lunedì prossimo), dietro l’impulso dell’accelerazione della ripresa nei Paesi ricchi e la continuazione della forte crescita della Cina. L’economia globale dovrebbe passare da una crescita del 2,4% nel 2013 al 3,2 nel 2014, stabilizzandosi poi al 3,4 e 3,5% rispettivamente nei prossimi due anni. Secondo la signora Lagarde, la crescita globale è sotto il potenziale del 4% e questo consentirà di puntare sulla creazione di molti posti di lavoro prima che ci si debba preoccupare di nuovo dell’inflazione.
L’attività negli Stati Uniti si sta espandendo da dieci trimestri consecutivi e l’economia americana, dopo una crescita dell’1,8% l’anno scorso, crescerà del 2,8% quest’anno, con un’ulteriore lieve accelerazione nei prossimi due. La proiezione per l’area dell’euro, dopo due anni di contrazione, è dell’1,1% nel 2014, dell’1,4% nel 2015 e dell’1,5% nel 2016. La situazione dell’eurozona resta uno dei «pericoli che si nascondono sotto la superificie», secondo il capo economista della Banca mondiale, Kaushik Basu. «L’area euro è fuori dalla recessione, ma i redditi pro capite stanno tuttora calando in diversi Paesi», afferma. Christine Lagarde parla di «disoccupazione preoccupante» e di necessità per i governi di varare politiche che alzino la partecipazione al mercato del lavoro e aumentino la competitività.
Dalla ripresa americana, viene anche però il rischio maggiore per i Paesi in via di sviluppo. «Per ora – sostiene Andrew Burns, l’economista che ha diretto il rapporto – la sottrazione graduale dello stimolo monetario è andata liscia. Tuttavia, se i tassi d’interesse salissero troppo rapidamente, i flussi di capitale ai Paesi in via di sviluppo potrebbero cadere del 50% o più per diversi mesi, potenzialmente provocando una crisi in alcune delle economie più vulnerabili». È il caso di un “aggiustamento disordinato” alla nuova situazione, come quello avvenuto lo scorso anno fra la primavera e l’estate, quando i mercati finanziari hanno cominciato a speculare su quando sarebbe iniziato il “tapering” della Fed. Secondo i calcoli della Banca mondiale, fattori globali, fra cui i tassi d’interesse negli Stati Uniti, spiegano il 60% circa dell’aumento dei flussi di capitale registrati fra il 2009 e il 2013 verso i Paesi in via di sviluppo.
Nel caso di un aggiustamento ordinato delle condizioni finanziarie, l’impatto sugli investimenti in questi Paesi e la loro crescita dovrebbe essere limitato, secondo la World Bank: i flussi di capitale scenderebbero solo dal 4,6% del prodotto interno lordo dei Paesi in via di sviluppo del 2013 al 4,1% nel 2016. Lo scenario di base della Banca mondiale per i Paesi in via di sviluppo è che questi crescano del 5,3% quest’anno (meno del previsto), e poi del 5,5% l’anno prossimo e del 5,7% nel 2016.

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