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Lagarde all’eurozona: meno austerity

«Per la crescita bisogna ancora sudare»: il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, sintetizza così non solo la strategia italiana ma anche quella europea e quella globale, al termine di una riunione lampo del G7 e della cena informale tra i ministri del G20 che torneranno a riunirsi oggi con i governatori delle banche centrali a margine dell’assemblea del Fondo monetario. «Bisogna continuare sulla strada del rigore, del risanamento e delle riforme che è inevitabile, giusta e senza alternative», in un mondo in cui «il motore della crescita non funziona più bene anche nelle economie, quelle emergenti, che finora hanno trainato il mondo». Grilli pensa alla legge di stabilità appena varata in Italia, che, dice, «non ha ristretto le risorse, ma le ha spostate dal pubblico al privato» e su cui visto che è una legge da portare all’approvazione del Parlamento «per definizione il governo è disponibile a discutere». Ma allarga il discorso allo scenario europeo e mondiale. Anche perché qui a Tokyo l’Italia, afferma, non è sotto i riflettori. Certo in campo internazionale «ci hanno fatto i complimenti per la coerenza che stiamo dimostrando», ma a preoccupare è la crisi dell’eurozona mentre sul piano politico al centro dei discorsi c’è l’attesa per il risultato delle elezioni in Usa.
Sul fatto che l’Europa sia ancora «l’epicentro della crisi» e che «debba fare di più e più velocemente» insiste il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, la quale si dice disponibile a concedere più tempo alla Grecia per avviare il risanamento dei suoi conti. «Il nostro obiettivo è essere sicuri che la Grecia possa rimettersi in piedi, che possa tornare a finanziarsi sui mercati, che non abbia bisogno costantemente di sostegno. Vogliamo aiutare il Paese e aiutarlo a stare in piedi da solo» spiega nella conferenza stampa di illustrazione dei temi dell’assemblea del Fmi. Ma le affermazioni di Lagarde suscitano la reazione della cancelliera tedesca Angela Merkel la quale con una certa irritazione ribatte di voler prima sentire a proposito il parere e la proposta della Troika (Fmi, Bce e Ue) che vigila sugli aiuti ad Atene. Nel Fondo monetario sembra prevalere la convinzione che «per il risanamento a volte sia meglio avere più tempo». Ma il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ribatte che modifiche ai piani avrebbero solo la capacità di peggiorare la fiducia. Anche Grilli non è convinto: darsi e dare tempo sarebbe la cosa più logica, afferma, «non siamo mica matti a non volerlo fare», l’austerità ha sicuramente un impatto sulla crescita, ma i rinvii ci sono stati — due per la Grecia e uno per il Portogallo ed anche la Spagna ha ottenuto più tempo — e sono costati non poco a chi ha dato gli aiuti: all’Italia, senza contare le banche spagnole, circa il 4% del Pil.
Il ministro dell’Economia commenta anche l’allarme lanciato dal Fmi sulla fuga di capitali da Italia e Spagna: i dati erano noti e si riferiscono alla prima metà dell’anno, quando lo spread è salito, afferma. Dalla fine di giugno le cose sono cambiate: «È come guardare un film che si ferma al primo tempo. Poi però c’è stato un secondo tempo di segno opposto. Speriamo si rafforzi». Pure sulle critiche avanzate dal Fondo alle banche italiane, associate a quelle spagnole nel rapporto sulla stabilità finanziaria illustrato da Josè Viñals, Grilli vuole ribattere. Con la Spagna «il parallelismo potrebbe essere fatto sugli spread, ma non certo sulle banche perché gli istituti italiani «non hanno quasi ricevuto sostegni pubblici e sono in grado di passare l’esame più importante della patrimonializzazione».

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