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Lagarde alla prova dei mercati che vogliono certezze dalla Bce

FRANCOFORTE

Le novità delle proiezioni macroeconomiche di dicembre, formulate dagli esperti dell’Eurosistema per l’area dell’euro, e una scontata conferma della politica monetaria ampiamente accomodante invariata e ancorata all’ultimo pacchetto di misure con tasso dei depositi a -0,50% e programma di acquisti di attività per 20 miliardi al mese. È questo il palcoscenico della Bce dal quale Christine Lagarde si rivolgerà per la prima volta domani ai mercati e ai 340 milioni di cittadini europei, nella sua prima conferenza stampa da presidente dalla Banca centrale europea a chiusura del Consiglio direttivo che stabilisce la politica monetaria. Improbabile che arrivi già domani (più probabile in gennaio, domani sarebbe una sorpresa) l’annuncio dell’avvio della revisione strategica nella definizione del mandato della Bce, preannunciata lo scorso 22 novembre da Lagarde.

Sono proprio le sorprese di stampo Bce quelle di cui il mercato non sente alcun bisogno. Le elezioni in Gran Bretagna e Brexit, il tira-e-molla della guerra commerciale sui dazi scatenata da Donald Trump, il rallentamento economico nell’Eurozona che richiama lo spettro della recessione sono le grandi incertezze che i mercati devono già affrontare: in questo contesto la linea accomondante della politica monetaria resta una certezza importante, scandita dalla forward guidance e nonostante le crepe interne al Consiglio direttivo e il dibattito sulla cassetta degli attrezzi tra chi non crede più all’efficacia di tassi ultermente negativi e chi non vuol più sentir parlare di QE.

Uno dei primi compiti non scritti della neo-presidente è proprio quello di ricucire gli strappi e i brandelli tra colombe e falchi in Bce. Un Consiglio più coeso non può che giovare alla giovane banca centrale che, nonostante i suoi 20 anni appena compiuti, gode di un’ottima reputazione e credibilità su scala mondiale. Ai mercati tuttavia interesserà sapere già da domani che posizione può prendere Lagarde nei dibattiti in Consiglio, rispetto ai falchi e alle colombe: le prime dichiarazioni della neo-presidente si sono inserite fedelmente nel solco tracciato da Draghi, con un tono più enfatico solo sugli effetti collaterali di alcune misure non convenzionali da tenere saldamente sotto controllo. I mercati restano alla ricerca di conferme: vorranno sapere se Lagarde darà più voce ai falchi ma non necessariamente più corda.

Il primo banco di prova della presidenza Lagarde, a politica monetaria invariata, resta comunque la revisione strategica, un esercizio per stabilire i parametri di lungo termine della politica monetaria e che la Banca non fa da 16 anni: quando verrà avviata, potrebbe durare diversi mesi. I temi da trattare sono potenzialmente molteplici: una nuova definizione della stabilità dei prezzi, modificando la formula «prossimo ma inferiore al 2%» (che già nelle ultime due dichiarazioni introduttive è stata lievemente cambiata da “below but close to” in “close to, but below 2%” per evidenziare l’importanza crescente del concetto di vicinanza al 2% e dunque della simmetria che piaceva a Draghi); il tipo di inflazione alla quale ancorarsi; il Consiglio potrebbe decidere a favore di un’impostazione asimmetrica che piace alla Bundesbank o aprire alla simmetria degli interventi con una tolleranza tanto sopra quanto sotto uno scostamento dal 2%; indicare una forchetta e non un 2% puntuale, come però fanno le piccole banche centrali più soggette alla volatilità e non le grandi; seguire l’esempio della Federal Reserve che sta conducendo la sua review anche sugli strumenti (pur avendo la Fed come obiettivo non dichiarato la difesa dell’indipendenza e sebbene in Bce c’è chi ritiene che la cassetta degli attrezzi vada discussa di volta in volta e non in review); improbabile che la review si estenda alla governance e alla trasparenza sulle votazioni nei verbali. Tra tutti più probabile sarà l’inclusione del cambiamento climatico che può rientrare nella politica monetaria attraverso il programma di acquisto di attività (ma i Green bond in circolazione ed acquistabili sono circa 170 miliardi rispetto alle dimensioni dell’APP da 2.700 miliardi) e la stabilità finanziaria come rischio potenziale da monitorare nei bilanci delle banche. Sul cambiamento climatico, un tema che sta decisamente a cuore della neo-presidente e sul quale è prevedibile arriveranno i primi grandi cambiamenti in Bce, la strada è spianata dal Trattato sulla Bce che recita: «L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le politiche economiche generali nell’Unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest’ultima», tra questi per l’appunto sempre più il cambiamento climatico.

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