Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Lagarde alla Bce, l’Ue vota sì. «Lotta alle disuguaglianze»

Le risposte tecniche le ha affidate qualche giorno fa a un corposo questionario che le è stato sottoposto dagli eurodeputati. La presidente designata della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha usato l’audizione di ieri davanti alla commissione Problemi economici e monetari del Parlamento Ue per spiegare in modo semplice la sua visione della Bce: «È un’istituzione che serve i cittadini dell’area euro, non i leader degli Stati membri». Deve perseguire gli obiettivi che i trattati le attribuiscono, ma deve essere agile nel rispondere alle sfide esterne (dal cambiamento climatico alla digitalizzazione) e inclusiva.

Per questo Lagarde ha promesso che una volta confermata — e a fine giornata è arrivato l’ampio via libera da parte della commissione Problemi economici, cui seguirà il voto in plenaria a metà settembre — non parlerà «agli operatori del mercato che già conoscono benissimo il nostro linguaggio»: «Voglio che siano le persone della zona euro — ha detto — a capire le politiche della Bce, l’impatto, gli effetti negativi: le persone devono sapere cos’è la Banca centrale, che sta lavorando mettendo il loro interesse al centro». Nei suoi quindici minuti di introduzione e nelle risposte alle domande degli europarlamentari, con abile equilibrismo Lagarde ha spiegato che il suo mandato sarà in continuità con quello dell’uscente Mario Draghi, confermando che la politica monetaria accomodante continuerà «per un lungo periodo», finché non sarà raggiunto l’obiettivo di un tasso di inflazione vicino ma sotto al 2%. Lagarde perseguirà il mandato della Bce mantenendo l’«agilità» di reazione alle sfide già dimostrata negli anni passati e indispensabile per adattarsi a un mondo che cambia. Ma ha anche sottolineato la necessità di essere «consapevoli degli effetti collaterali» della politica monetaria non convenzionale e di «prendere sul serio le preoccupazioni delle persone», dando ascolto a quei Paesi critici nei confronti delle mosse della Bce: serve «un’analisi dei costi benefici — ha detto Lagarde — per valutare l’impatto delle misure non-convenzionali. Se non si raggiunge l’effetto auspicato, bisogna cambiare». Per Lagarde «la Bce deve fare un inventario» degli strumenti economici utilizzati e «riflettere se il quadro di politica monetaria sia sufficientemente solido per affrontare le nuove sfide».

L’azione delle Banche centrali ha però anche bisogno di politiche nazionali ed europee adeguate. È necessario completare il mercato unico e l’unione monetaria, procedere a una armonizzazione delle politiche fiscali. È anche necessario semplificare le regole europee dei conti pubblici e creare un bilancio comune con una funzione di stabilizzazione. «La condivisione dei rischi all’interno della zona euro è l’obiettivo finale ma ancora non ci siamo perché l’Eurozona è tuttora una missione non completata». Resta il fatto che gli Stati devono procedere alle riforme strutturali e «i Paesi che non hanno spazio fiscale oggi devono ripensare la loro miscela fiscale per aiutare la crescita e usare lo strumento delle riforme strutturali ora che abbiamo un po’ di crescita». Insomma, tutti devono fare la loro parte e sull’ipotesi di un nuovo «whatever it takes», Lagarde si augura di «non dover mai dire una cosa simile, perché, se dovessi farlo, significherebbe che gli altri attori della politica economica non stanno facendo quello che dovrebbero».

Francesca Basso

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il brevetto italiano costituisce titolo autonomo rispetto a quello europeo. E la perdita di efficaci...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si è riaperta la stagione delle vendite immobiliari. E sul mercato ci sono al momento ben 850 milio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Agire subito contro i rischi del 5G. Intromissioni, furti on line, minacce e ostilità di ogni gener...

Oggi sulla stampa