Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’affrancamento slitta e i calcoli di convenienza sono da rifare

Cambiate le regole del gioco in corsa per l’affrancamento dei valori delle partecipazioni di controllo. Posticipata nel tempo l’effettiva rilevanza fiscale dell’affrancamento con il rischio di veder svanire il vantaggio fiscale che aveva giustificato l’operazione.

A prima vista le modifiche apportate dalla legge di stabilità paiono di non estrema rilevanza. Il comma 502 prevede: «al comma 14 dell’articolo 23 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole: «al 31 dicembre 2012» sono sostituite: dalle: seguenti: «al 31 dicembre 2017»; mentre il comma 503 prevede» all’articolo 20, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le parole: «al 31 dicembre 2014» sono sostituite dalle seguenti: «al 31 dicembre 2019».

Vediamo allora nel dettaglio il reale effetto di tali previsioni (che non è di poco conto).

L’articolo 23, commi da 12 a 15, del dl 98/2011 aveva previsto la possibilità di un riallineamento dei valori fiscali e civilistici relativi all’avviamento e alle altre attività immateriali, anche nel caso in cui tali attività non fossero iscritte in modo autonomo nel bilancio di esercizio della società. Le operazioni interessate sono quelle in cui tali poste non sono iscrivibili in bilancio in via autonoma a causa della struttura dell’attivo della società oggetto dell’operazione straordinaria.

In prima battuta la possibilità è concessa in presenza di valori che emergono dalle operazioni straordinarie classiche: fusione, scissione e conferimento. Come si legge, infatti, nella relazione di accompagnamento la norma «è volta a rimuovere tale disparità consentendo, in presenza di operazioni straordinarie, l’affrancamento dell’avviamento e delle altre attività immateriali che nel bilancio individuale della società risultante dalla fusione sono allocati alla voce partecipazioni». Ma il comma 13-ter ha esteso la possibilità anche alle partecipazioni di controllo acquisite nell’ambito di operazione di cessione di azienda o di partecipazioni.

L’opzione del riallineamento ai sensi del comma 13 dell’art. 23 era limitata alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2010 e negli esercizi precedenti, con pagamento dell’imposta sostitutiva (per le operazioni effettuate in periodi d’imposta antecedenti a quello in corso al 1° gennaio 2011), entro il 30 novembre 2011 in soluzione unica. Ai sensi del successivo comma 14 del decreto, gli effetti dell’affrancamento dovevano decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2012 (2013 per gli esercizi solari).

Successivamente il decreto legge 201 del 2011 aveva poi riaperto i termini per affrancare i valori di operazioni ante 2011.

Quindi nel dicembre 2012 tali operazioni potevano considerarsi ormai concluse e l’unica cosa che mancava era di poter godere della deducibilità ottenuta in forza del pagamento (già avvenuto) della sostitutiva.

È su questo punto che interviene la novità contenuta nel comma 502 sopra riportato, il quale molto semplicemente sposta in avanti (di 5 anni) il momento da cui sarà possibile godere della deducibilità. Si gode della deducibilità non più dal 2013 ma dal 2018.

È vero che tali operazioni non hanno interessato la massa dei contribuenti, ma la scelta del legislatore lascia qualche perplessità intervenendo, infatti, su una situazione ormai chiusa e in cui veniva offerta una possibilità al contribuente. Contribuente che avrà effettuato tale scelta sulla base di un calcolo di convenienza in cui il termine entro cui poter godere della deducibilità della posta era senza dubbio l’elemento predominante. Il caso è quello del contribuente che aveva posto in essere un’operazione di questo tipo: poteva godere dell’affrancamento e allora per scegliere avrà senza dubbio messo a confronto il pagamento dovuto (sostitutiva) con il risparmio futuro. Risparmio che essendo spalmato e posticipato nel tempo sarà stato attualizzato.

Ma ora procrastinandosi di cinque anni la deducibilità il calcolo originario potrebbe non avere più senso o comunque potrebbe portare a un risultato opposto a quello originario. E allora un amministratore potrebbe aver compiuto un’operazione priva di convenienza economica per l’impresa.

Nella norma contenuta nella legge di stabilità non si scorgono scappatoie a tale situazione, ma l’intervento del legislatore pare dettato da una scarsa coerenza e al limite del lecito (si cambia trattamento di un’operazione già conclusa).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa