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L’affitto-ponte salva la continuità

Le operazioni straordinarie (cessione, affitto, conferimento d’azienda), seppure volte a un mutamento della originaria compagine aziendale, non possono dirsi prive del requisito della «continuità» in caso di risanamento traslativo indiretto. In altri termini, ilconcordato con continuità indiretta è ascrivibile alla categoria del concordato con continuità aziendale. È questo il principio affermato dal Tribunale di Roma con il decreto del 24/03/2015.
Il caso del contratto di affitto di azienda, e più nello specifico dell’affitto cosiddetto ponte cessione qualificato come elemento caratterizzante del piano concordatario è fonte di non pochi problemi in giurisprudenza, come si vede anche nell’articolo qui a sinistra. Affitto “ponte” da intendersi quale atto strumentale e propedeutico al trasferimento dell’azienda affittata. Il caso concreto riguarda il quotidiano L’Unità: la società editrice sottoponeva al preventivo giudizio del Tribunale, un piano concordatario liquidatorio le cui risorse finanziarie derivavano dalla locazione della testata editoriale (intesa come mero bene immateriale), dalla sua successiva alienazione, nonché dalla liquidazione dei singoli beni.
Si precisava al riguardo che era già avvenuta la cessazione dell’attività aziendale e il bene-azienda non era più produttivo, quindi era possibile esclusivamente una liquidazione dei singoli beni anziché la vendita dell’intero complesso aziendale.
Il Tribunale ha in primo luogo evidenziato che la cessazione della pubblicazione del quotidiano non significava necessariamente la perdita della residua potenzialità aziendale. L’affitto della testata avrebbe comunque dato vita a una circolazione e/o trasmissione dell’azienda o di suoi rami e non dei singoli beni atomisticamente considerati. La società, adeguandosi al rilievo dei giudici, ha quindi riformulato il piano, caratterizzandolo da apporto di finanza esterna con preventivo affitto di azienda giornalistica (non più affitto di testata giornalistica come era in origine). Affitto di azienda correlato inscindibilmente a un’offerta irrevocabile di acquisto, anche previo esperimento di procedura a evidenza pubblica e da autorizzarsi.
Il collegio – analizzando in seguito il nuovo piano – prende le mosse precisando che nella prassi concordataria questo schema è utilizzato ma esige la soluzione di alcuni problemi giuridici di carattere preliminare, volti a definire la natura del concordato e la sua essenza di risanamento. Il Tribunale prende le distanze dalla prassi giurisprudenziale e dalla dottrina che qualifica il piano di concordato contenente l’”affitto-ponte” come un concordato prettamente liquidatorio, escluso dall’alveo del concordato con continuità aziendale perché mancante del requisito fondamentale della continuità diretta. In via diametralmente opposta, i giudici capitolini affermano che l’introduzione nell’ordinamento dell’articolo 186-bis della legge fallimentare non consente di aderire all’orientamento sopra richiamato: sia il concordato con ristrutturazione (o, meglio, con continuità diretta) sia il concordato con cessione o con continuità indiretta sono ascrivibili alla categoria del concordato con continuità aziendale. Quest’ultimo modello, viceversa, ipotizza proprio una continuazione fisiologica della vita dell’azienda, sia che essa si trovi in capo all’originario imprenditore sia che si trovi in capo a terzi affittuari-acquirenti.
Secondo il Tribunale, una visione liquidatoria legittimerebbe un comportamento volto a disfarsi, per via giuridica, di un’azienda ancora in vita e potenzialmente attiva, ivi compresa la forza lavoro che verrebbe messa da parte senza il rispetto della normativa giuslavoristica.
Il Tribunale ritiene che la qualificazione come concordato con continuità aziendale, sia inoltre coerente con i principi generali dettati dal Codice civile in materia di lavoro nonchè con le disposizioni previste in materia di azienda e del relativo trasferimento. Norme che delineano una evidente continuità giuridica, non solo ideale, nei rapporti tra l’azienda ceduta e quella subentrante.
Il Tribunale, confermando la natura con continuità aziendale del piano, ha quindi concluso ammettendo la società ai benefici del concordato preventivo, permettendo alla stessa di procedere con la regolarizzare della sua crisi auspicando, previa approvazione dei creditori, una salvaguardia della storica testata editoriale e di buona parte dei lavoratori.

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