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L’affidamento diventa adozione

Adozioni a doppia via. E aumentano le chance per i minori di trovare casa. Anche le famiglie affidatarie, infatti, potranno diventare adottive. Affinché questo accada, però, è necessario, in prima battuta che la famiglia di origine non sia più in grado di prendersi cura del minore.

In seconda battuta, poi, compito del Tribunale dei minori verificare l’esistenza di due requisiti: l’instaurazione di un legame affettivo e costruttivo della famiglia con il minore e il prolungato soggiorno del soggetto presso la stessa famiglia affidataria (si veda ItaliaOggi dell’11 settembre 2014). Queste le colonne portanti del ddl 1209 che, ieri, ha ricevuto il via libera all’unanimità dalla Commissione giustizia del Senato e che si appresta ad essere esaminato dall’Aula di palazzo Madama a partire dalla prossima settimana. Il testo, che porta la firma di Francesca Puglisi (Pd), modifica alcune disposizioni contenute nelle legge 184/1983 (Diritto del minore ad una famiglia), prevedendo l’aggiunta di alcuni commi agli articoli 4 e 5 collocati nel titolo 1-bis, rubricato «Affidamento del minore».

Nel dettaglio, il testo, per stessa ammissione della relatrice, Rosanna Filippin (Pd), nasce con l’intento, «da un lato di mantenere intatto e accrescere il valore dell’istituto dell’affidamento, che nasce con l’obbiettivo di concedere alla famiglia di origine un po’ di tempo per rimettersi in sesto per, poi, far rientrare il minore all’interno del proprio nucleo familiare e, dall’altro lato di mettere ordine in giurisprudenza». I tribunali, infatti, in base ad una prassi diffusa consistente nel dare una interpretazione strettamente letterale della norma che disciplina gli istituti, in molti casi continuano a impedire che la famiglia affidataria possa divenire anche adottiva. Linea di condotta, però, non sempre condivisa dalla giurisprudenza con la conseguenza che a casi simili sono applicate regole differenti. Con le modifiche che il ddl vuole apportare, le famiglie affidatarie potranno così usufruire di una sorta di corsia preferenziale che, però, non comporterà necessariamente un automatismo nell’iter dell’adozione. Spetterà, infatti, al Tribunale dei minori verificare, al termine del periodo di affido, che in teoria non potrebbe protrarsi per più di 24 mesi, che la famiglia sia effettivamente interessata e rispetti i requisiti previsti dalla legge. Solo in questo caso, infatti, potrà essere fatta richiesta per l’adozione piena del minore. Punti fondamentali, per poter usufruire di questo beneficio: l’impossibilità di ricollocare il minore presso la famiglia di origine, l’esistenza di un legame costruttivo tra il soggetto e la famiglia e un periodo di affido prolungato presso lo stesso nucleo familiare.

«Siamo estremamente soddisfatti del lavoro svolto», ha dichiarato la relatrice Filippin al termine della seduta della Commissione giustizia, «l’impianto normativo che abbiamo messo in piedi e che è stato votato all’unanimità, permette di non snaturare la natura dell’affido e, allo stesso tempo», ha concluso la relatrice, «concede la possibilità a tutti i soggetti coinvolti in questo percorso di essere ugualmente partecipi».

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