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L’adesione premia le società consolidate

I versamenti Ires effettuati dalla consolidante possono essere scomputati dalle consolidate in caso di disconoscimento del l’opzione di gruppo, ma solo con l’adesione alla rettifica del Fisco e se tutte le società definiscono l’accertamento. Sulle somme dovute si applica solo la sanzione del 30% per omesso versamento e non quella per infedele dichiarazione. È quanto emerge dalla circolare 3/E/2014.
Le modalità
Il riconoscimento e la ripartizione dei versamenti tra le società del gruppo avviene con criteri definiti dalla consolidante in adesione e accettati da tutte le consolidate. Ma facciamo prima un passo indietro.
Il disconoscimento può avvenire perché viene contestata – sin dall’origine o a seguito di un evento successivo all’opzione – l’insussistenza dei presupposti (residenza, forma societaria, controllo), l’assenza delle condizioni di efficacia (identità dell’esercizio sociale, comunicazione dell’opzione) o l’esistenza di una causa di interruzione (perdita del requisito del controllo, fusioni con soggetti al di fuori del consolidato). Il disconoscimento può riguardare la totalità del perimetro di consolidamento o essere limitato a una singola consolidata. Finora, in caso di disconoscimento della tassazione di gruppo, la prassi degli uffici prevedeva generalmente l’applicazione della sanzione per infedele dichiarazione a tutte le società incluse nel consolidato, inclusa la consolidante.
La circolare 3/E indica che, in caso di disconoscimento dell’opzione, gli uffici devono determinare l’imposta dovuta da ciascun partecipante come se il consolidato non ci fosse. Con due passaggi:
e applicare l’aliquota Ires alla base imponibile trasferita al consolidato, facendo emergere l’imposta lorda;
r scomputare dall’imposta lorda le detrazioni trasferite al consolidato, ottenendo così l’imposta netta.
L’ufficio emana quindi l’accertamento che determina l’imposta dovuta da ciascuna società e i relativi interessi. Poi con un atto di contestazione separato viene applicata la sanzione del 30% per omesso versamento e non quella per infedele dichiarazione. Ai soggetti che trasferiscono un imponibile negativo è pertanto contestata unicamente la sanzione formale (da 258 a 2.065 euro). Dalla lettura della circolare sembrerebbe che l’accertamento di imposte e sanzioni avverrebbe in capo alla consolidante (oltre che alle consolidate), anche se l’Ires versata sul reddito complessivo è pari o superiore all’imposta dovuta dalla controllante sul reddito proprio (in assenza di consolidato).
La circolare non fornisce indicazioni sugli accertamenti già emessi con modalità diverse (per esempio con applicazione delle sanzioni per infedele dichiarazione). Da un lato si sarebbe portati a pensare che gli uffici dovranno recepire le nuove indicazioni anche per il passato, rettificando gli atti precedenti, dall’altro, però, si afferma che resta fermo quanto posto in essere dagli uffici in precedenza.
La riduzione
La circolare consente, su richiesta degli interessati, di scomputare l’Ires versata dalla consolidante dalle imposte accertate in capo alle società del gruppo. La chance, peraltro, è riconosciuta soltanto in adesione all’accertamento e nel caso in cui in tale sede vengano definite tutte le contestazioni relative ai soggetti nei confronti dei quali sia stata disconosciuta l’opzione. Pertanto, se l’imposta versata dalla consolidante corrisponda alla sommatoria delle imposte dovute – in assenza di consolidato – dalle singole società partecipanti, il disconoscimento dell’opzione non avrebbe effetti sostanziali nella definizione degli accertamenti.
Qualora l’Ires consolidata risulti inferiore alla sommatoria delle imposte nette accertate alle singole società, invece, soltanto la differenza verrà recuperata e sulla stessa sarà dovuta la sanzione del 30 per cento. Questo si verificherà, per esempio, se sono stati trasferiti al consolidato, perdite, eccedenze di interessi indeducibili e Rol, detrazioni e crediti d’imposta altrimenti non utilizzabili o trasferibili.

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