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L’adesione al verbale taglia i costi

Giocare d’anticipo può garantire sanzioni più basse al contribuente che accetta subito le contestazioni del Fisco. L’articolo 5-bis del Dlgs 218/1997 prevede, infatti, la possibilità di adesione ai verbali di constatazione, beneficiando di penalità ridotte a un sesto di quelle minime. Tuttavia i calcoli di convenienza non sono sempre agevoli. Ma vediamo nel dettaglio.
La norma consente al contribuente di prestare adesione ai pvc per imposte sui redditi e Iva, ai quali consegue l’emissione di accertamenti parziali (previsti dall’articolo 41-bis del Dpr 600/1973 e 54 del Dpr 633/1972).
Si tratta, in buona sostanza, di violazioni sostanziali, in base alle quali è stata constatata l’esistenza di redditi imponibili o Iva non dichiarata, deduzioni, detrazioni, esenzioni e agevolazioni non spettanti, imposte o maggiori imposte non versate (tranne quelle derivanti dai controlli ex articoli 36-bis e 36-ter del Dpr 600/1973 o 54-bis del Dpr 633/1972 per l’Iva).
L’adesione deve riguardare il contenuto integrale, ossia tutti i rilievi sostanziali e tutti i periodi di imposta riportati nel verbale di constatazione, compresa Irap, imposte sostitutive dei redditi, addizionali dell’Irpef e, in generale, quelle per le quali sono applicabili le disposizioni sull’accertamento delle imposte sui redditi. Quindi sono escluse:
e le violazioni relative a comparti impositivi diversi da quelli previsti dalla norma (come l’imposta di registro);
r le violazioni formali, riferite a rilievi a cui non è associato il recupero di base imponibile;
t circostanze, fatti o altri elementi non ancora formalizzati in specifiche violazioni riportati nell’atto solo per una successiva valutazione dell’ufficio.
È il caso, per esempio, di violazioni da confermare previa l’acquisizione di altre informazioni (indagini finanziarie, richiesta di cooperazione internazionale) o ancora riferite a operazioni considerate elusive, per le quali l’ufficio deve chiedere chiarimenti al contribuente (articolo 37-bis del Dpr 600/1973).
Con l’adesione si può beneficiare di sanzioni particolarmente ridotte, nella misura di un sesto del minimo. Tra l’altro sugli eventuali contributi previdenziali discendenti dal maggior reddito oggetto di verbale, non sono dovuti interessi e sanzioni.
Non sono richieste particolari formalità: il contribuente deve inviare una comunicazione, su un modello ad hoc, entro 30 giorni dalla notifica del verbale di costatazione, alle Entrate competente e all’organo che ha redatto il verbale in questione. Poi l’Agenzia emetterà l’atto di definizione dell’accertamento parziale, nel quale saranno liquidate le imposte dovute, gli interessi e le sanzioni.
Il contribuente dovrà versare le somme così definite (ovvero la prima rata) entro 20 giorni dalla notifica del nuovo atto. Tuttavia, esistono alcuni aspetti che rendono poco «appetibile» tale tipo di definizione. Il primo è l’obbligo di aderire all’intero contenuto del verbale. A volte il pvc è riferito, oltre che a svariati rilievi diversi tra loro, anche a più periodi d’imposta. Il contribuente non potrà quindi scegliere quali di questi accettare e pertanto, qualora un periodo d’imposta riporti dei rilievi considerati infondati, viene meno l’interesse all’intero istituto.
In secondo luogo, il calcolo di convenienza è tutt’altro che semplice. Fatta eccezione per l’Iva e talvolta l’Irap, i pvc si limitano a rilevare il nuovo reddito da assoggettare a tassazione. Manca quindi, la concreta determinazione delle maggiori imposte dovute, degli interessi e delle sanzioni.
Il contribuente, pertanto, per valutare l’interesse a definire il verbale, deve procedere autonomamente con un calcolo delle presunte imposte e soprattutto delle sanzioni irrogabili, da ridurre a un sesto in caso di adesione. L’invio della comunicazione è vincolante, in quanto il debito conseguente è direttamente iscritto a ruolo in caso di omesso pagamento.

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