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L’addizionale regionale costerà 67 euro in più

di Saverio Fossati e Luigi Lovecchio

L'intreccio delle aliquote attutisce un po' le sperequazioni del passato, creandone di nuove per il futuro. L'applicazione dello 0,33% di aumento fisso e uguale per tutti su un intreccio di addizionali regionali già abbastanza complicato fa sì che per il 2012, in Lombardia, ci sia un aggravio medio di circa 80 euro per contribuente mentre in Calabria non dovrebbe superare i 50 euro. E gli effetti si sentiranno già nella prossima busta paga. Ma, a fronte di redditi che sono quasi il 30% in più, in Lombardia si pagavano, nel 2010, 280 euro pro capite in addizionale regionale, cioè solo 10 euro in più della Calabria. Il risultato della manovra di Natale sul delicato meccanismo delle autonomie fiscali regionali ha creato, insomma, una diversificazione piuttosto evidente. Considerando le stime ottenute calcolando la ripartizione dei 2,085 miliardi che l'aumento dovrebbe fruttare, sulla base della situazione del 2009 (dichiarazioni 2010, le ultime disponibili in forma statistica), gli aumenti medi per ogni contribuente di addizionale dovrebbero andare dagli 83 euro nel Veneto ai 45 della Puglia. Il che porterà, sempre proseguendo nel confronto con le dichiarazioni 2010, a pagare in totale 333 euro in Veneto e 265 in Puglia. A livello medio nazionale, ogni contribuente pagherà 67 euro in più.
Ma l'autonomia regionale è comunque assai inferiore a quella dei Comuni. I municipi (si veda anche «Il Sole 24 Ore» di ieri) stanno affilando le armi per un intervento che, a differenza delle Regioni (il cui tempo per le modifiche relative al 2012 è scaduto il 31 dicembre 2011), possono ancora deliberare addizionali Irpef per il 2012 purché siano pubblicate entro il 31 marzo 2012.
Le addizionali regionali (dal 1998) e comunali (dal 1999) si applicano all'intero reddito dichiarato ai fini Irpef. Da allora, nonostante periodi di blocco definito da norme nazionali, l'autonomia degli enti locali ha creato un sistema complesso e diversificato. In molte Regioni, imitando l'Irpef, è stato attenuato l'effetto dell'aliquota secca inserendone alcune intermedie. Questo spiega la grande diversificazione ora presente.
Inoltre, gli aumenti regionali si applicano già dal 2011, con effetto retroattivo, quindi i conguagli 2011 ne devono tenere conto, mentre gli aumenti sul 2012 graveranno ratealmente nelle prossime buste paga.
È opportuno ricordare che già a legislazione consolidata le procedure delle addizionali comunali divergono da quelle relative alle addizionali regionali. Per le prime, è prevista anche la trattenuta in acconto, oltre al prelievo a saldo, per le seconde l'acconto non c'è; l'Irpef comunale inoltre guarda alla residenza anagrafica del contribuente al primo gennaio di ciascun anno, laddove l'Irpef regionale è impostata sulla residenza al 31 dicembre di ogni anno ovvero alla data di cessazione del rapporto di lavoro (si veda l'altro articolo in questa pagina). Se a tutto ciò si aggiungono gli scaglioni ad aliquote differenziate per singolo contribuente si comprende bene come il compito dei sostituti possa diventare eccessivamente gravoso. Non bisogna dimenticare in proposito che nel 2012, anno di sblocco delle addizionali, i sostituti, come tutti gli anni, saranno chiamati ad applicare le addizionali comunali in acconto e a saldo (per i dipendenti cessati) 2012, le addizionali comunali a saldo 2011, nonché le addizionali regionali a saldo 2011 e a saldo (per i dipendenti cessati) 2012.
Occorrerebbe quindi uniformare almeno la disciplina operativa dei due prelievi, precisando meglio inoltre i contorni della differenziazione per scaglioni (articolo 6 del Dlgs 68/2011).

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