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L’addio Lufthansa: «Perdevamo soldi»

di Mara Monti

MILANO – La presentazione qualche mese fa dell'Airbus A380 a Malpensa non ha portato bene a Lufthansa Italia che dopo avere ottenuto il certificato di operatore aeronautico ha dovuto annunciare la sua ritirata (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Rimarrà una compagnia aerea straniera e a partire dall'autunno si concentrerà sui collegamenti dall'Italia verso gli propri hub.

Con la fine dell'operatività del brand Lufthansa Italia, e con esso il progetto lanciato nel 2008 di fare di Malpensa l'hub della compagnia tedesca, a farne le spese saranno le destinazioni domestiche. I primi ad essere cancellati saranno i voli dall'Italia verso Portogallo, Francia, Spagna e Scandinavia, con un ridimensionamento complessivo delle 150 frequenze settimanali fino ad oggi servite da Lufthansa Italia. «Perdevamo soldi, per questo abbiamo deciso di chiudere e di cambiare strategia», ha ammesso Thomas Eggert, da un mese direttore generale per l'Italia della compagnia, in un incontro con la stampa. Al suo fianco Carsten Spohr membro del board di Lufthansa Airlines il quale ha assicurato che l'Italia resterà un mercato core per la compagnia, essendo il terzo a livello mondiale e il secondo in Europa: «Da ottobre opereremo solo con i brand Lufthansa Airlines e Air Dolomiti, puntando ad aumentare i collegamenti con la Germania e con i nostri hub in Europa». L'obiettivo è aumentare le attuali 170 frequenze settimanali combinate dei due vettori attingendo in parte dai voli di Lufthansa Italia. Per il resto la parola d'ordine è «rimodellare» la presenza, tagliando i rami secchi. A cominciare dai nove aerei basati a Malpensa, ora superflui, che «saranno ridistribuiti all'interno della compagnia», ha aggiunto il manager. Spohr allarga la prospettiva all'industria aeronautica sottolineando come il settore, benché si sia ripreso dalla crisi degli anni scorsi, resti in affanno perché le tariffe non si sono adeguate altrettanto velocemente. A questo si aggiungono il rialzo del prezzo del petrolio, le imposte sul traffico aereo introdotte in Germania e la concorrenza delle compagnie low cost a rendere «impossibile essere profittevole». A livello di gruppo Lufthansa mantiene un outlook positivo per la seconda parte dell'anno, puntando a confermare i risultati del 2010, ma nel primo trimestre ha accusato un risultato operativo negativo per 227 milioni di euro. I segnali di difficoltà sul mercato italiano si erano già manifestati con il calo dell'offerta dei voli per la stagione estiva, poi il cambio del management fino all'inserimento di un aereo Bmi in wet lease, tutte indicazioni di una ritirata imminente, come poi annunciato.

E mentre la Sea, la società di gestione di Malpensa e Linate minimizza facendo sapere che altre compagnie hanno già manifestato interesse per gli slot, la vicenda infiamma la campagna elettorale. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ridimensiona le conseguenze della decisione di Lufthansa di ridurre il proprio impegno su Malpensa. Per Roberto Formigoni, presidente della Regione «Malpensa saprà crescere nonostante le difficoltà e anche in questa occasione saprà reagire molto bene», ma per Giuliano Pisapia, candidato dell'opposizione la decisione è «il segnale della sfiducia a livello europeo» ma si dice sicuro che «il management saprà recuperare le quote di mercato perse come hanno dimostrato in questi anni». Preoccupati i sindacati che temono ripercussioni sull'occupazione.

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