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L’addio di Draghi: lascio a Lagarde una Bce forte e indipendente

Mario Draghi lascia la Banca centrale europea ma le sue politiche di forte stimolo all’economia continueranno a lungo a vivere nell’istituzione di Francoforte. E’ il messaggio – non esplicitato in questi termini netti ma chiaro – che ha corso per buona parte della conferenza stampa che ha tenuto ieri, la sua ultima da presidente della Bce. A Christine Lagarde, che gli succederà dal 1° novembre, non ha voluto dare consigli diretti perché – ha assicurato – non ne ha bisogno, ma ha fatto capire che tutto è stato preparato perché la transizione non riservi sorprese.

Il rischio che nei prossimi mesi si verifichi qualche turbolenza legata al cambio di leadership è reale. In un passaggio, Draghi ha sottolineato l’importanza della comunicazione «aperta e ampia» che caratterizza le banche centrali moderne. Ha poi però detto che essa deve essere «cauta e formale»: qualcuno ha letto il passaggio come un consiglio a Lagarde, la quale ancora la settimana scorsa ha rilasciato una lunga intervista televisiva negli Stati Uniti nella quale ha espresso molti giudizi, alcuni non lusinghieri su Donald Trump.

Da presidente della Bce non è il caso che lo faccia: per preservare la loro indipendenza, i banchieri centrali non commentano i governi, men che meno i presidenti americani. (Per parte sua, ora che lascia l’incarico pubblico, Draghi non aprirà comunque un account Twitter – ha promesso).

A parte questo passaggio, che forse era generale o forse era un suggerimento alla nuova presidente, Draghi ha sostenuto che «non c’è bisogno di alcun consiglio» per Lagarde. «Tra l’altro – ha aggiunto – avrà molto tempo davanti per formarsi la sua visione».

Il successore

«Non c’è bisogno di alcun consiglio, avrà molto tempo davanti per formare la sua visione»

In effetti, la ex managing director del Fondo monetario internazionale (Fmi) arriva a Francoforte – ieri ha partecipato, ma senza parlare, alla riunione del Consiglio dei Governatori – con tutto già impostato per i prossimi mesi. In settembre, la Bce ha lanciato un nuovo stimolo monetario, con l’abbassamento dei tassi negativi da -0,4 a -0,5% e con il lancio di un nuovo round di acquisto di titoli sui mercati.

Una decisione che ha sollevato critiche «soprattutto in una regione» – ha detto Draghi sottintendendo probabilmente quella «tedesca» che comprende Olanda, Austria e in qualche caso la Francia. Ieri, però, nella riunione dei Governatori c’è stata unanimità sulla necessità di andare avanti su quella strada perché «oggi il rischio maggiore da tutti i punti di vista è il rallentamento dell’economia, mondiale o dell’Eurozona». Lagarde è dunque nelle condizioni di darsi un po’ di tempo per impossessarsi della situazione.

Non solo. Il fatto che la nuova presidente non abbia esperienza di banche centrali (di formazione è un avvocato) sarà attenuato dalla qualità elevata dello staff della Bce. «E’ stato importantissimo anche per me che ero governatore», ha assicurato Draghi: il lavoro dello staff della banca è stato «l’ingrediente principale di quello che abbiamo fatto e della qualità delle nostre delibere», ha aggiunto, sia per affermare la credibilità dell’istituzione sia per accompagnarla nel cambiamento. Questa struttura sarà fondamentale nell’accompagnare Lagarde.

Ieri, il Consiglio dei Governatori non ha preso decisioni di politica monetaria, il percorso futuro era stato già deciso in settembre. Draghi – che indossava una cravatta blu elettrico che forse aveva già messo per un’altra conferenza stampa – ha così potuto parlare di altro. Una battuta sull’Italia, che in questi anni, dal 2013, è cambiata: «Ora tutti dicono che l’euro è irreversibile», ha affermato sorridendo e certamente pensando a Matteo Salvini.

Poi ha sottolineato il carattere dei tempi nuovi: alle riunioni dei giorni scorsi del Fondo monetario internazionale la cosa più rilevante che è emersa, ha detto, «è che il paradigma di riferimento è cambiato, prima si diceva che i bassi tassi d’interesse non sarebbero cresciuti per un certo tempo, ora si dice che resteranno tali a lungo» (in otto anni lui non li ha mai alzati). Per il resto, a chi gli chiedeva cosa farà ora, ha rimandato a sua moglie, «che spero ne sappia di più».

Danilo Taino

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