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L’addio del premier fa tremare le Borse. Milano in rosso, lo spread balza a 351

ROMA — La crisi politica spaventa i mercati. E’ un lunedì di paura: vola lo spread, una sorta di termometro della fiducia, scende la Borsa, riemerge il rischiocontagio. Perciò, con le annunciate dimissioni di Monti e il ritorno di Berlusconi, questo specialissimo termometro sale fino a quota 363, per poi ripiegare a 351. La sua febbre influenza Piazza Affari che, subissata da un’ondata di vendite con una raffica di sospensioni dei titoli, soprattutto bancari, lascia sul campo il 2,2%, dopo aver perso quasi il 4%: si salva Mediaset, non a caso. E ancora: il rally dello spread innesca tensioni su tutte le scadenze dei Btp, anche quelle a breve. Riaccende i timori di un contagio, facendo tremare Spagna e Irlanda, due paesi già vulnerabili. Solo 7 giorni fa, quando ancora non si sapeva né di Monti né della rentrée di Berlusconi, e dunque quando ancora non si era diffusa la paura di una instabilità politica in Italia, lo spread era sceso sotto quota 300 e il premier sperava di portarlo addirittura a 287, «la metà esatta» di come l’aveva trovato un anno prima, arrivando al governo: 574 era la quotazione di allora.
Ecco, a far paura ai mercati, è proprio questa rinnovata escalation dello spread, sensore di una nuova crisi di credibilità del paese, connessa con le incertezze sul dopo Monti. Ieri, per dire, quando era arrivato oltre quota 360, la Borsa sembrava in caduta. Poi Monti ha rassicurato e il ruzzolone s’è attutito. Nel complesso, tuttavia, in tre sedute nere vengono «bruciati» 13 miliardi. Un altro segnale che per gli esperti comprova questo senso di sfiducia dilagante viene dalle scadenze più brevi del Btp: non aumenta solo il rendimento del decennale, quello che viene preso a riferimento per il confronto con il bund tedesco, oggi al 4,81% ma anche i segmenti più corti – annuale, biennale e quinquennale – con incrementi medi di 25-30 punti base. La crisi italiana contagia i partner, specie i più deboli: la forbice Madrid-Berlino si allarga a 426 punti base col rendimento dei Bonos al 5,56%; sale di una ventina di punti anche quella irlandese.
Lo spread alto significa che la speculazione rialza la testa. Il suo balzo, rapido e strettamente legato all’evolversi della crisi politica, spinge gli operatori a lanciarsi in previsioni buie, compresa quella che immagina quota 400 a breve. Il cittadino comune invece, ormai percepisce subito che lo spread in salita è foriero di guai per i conti pubblici e in ultima analisi pure per il proprio portafoglio. Tanto l’indicatore è diventato popolare nelle sue funeste conseguenze, da finire perfino nel mantra che Rocco Papaleo ha snocciolato lo scorso Sanremo, in un duetto con Gianni Morandi: «Alza lo share, abbassa lo spread», diceva. Fino a quel momento i giornalisti economici, quando ne parlavano, erano obbligati a specificare: il differenziale tra i Btp e il bund tedesco, il più credibile, il parametro di riferimento.
Dopo un anno di governo, Monti è stato capace di quasi dimezzarlo. Prima di lui, solo a Ciampi era riuscito il miracolo.

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