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L’addio al «tax day» non elimina il rischio-ingorgo

I pagamenti di Unico si spostano al 30 giugno, ma lo spesometro trimestrale mette già in ansia gli studi
I lavori sono ancora in corso, ma dal cantiere della manovra di bilancio si intravede un calendario fiscale nuovo di zecca. E per i contribuenti non c’è sempre da festeggiare.
La buona notizia è la divisione in due del tax day del 16 giugno, con lo spostamento a fine mese della prima rata dell’acconto Irpef, Ires e Irap, oltre che delle imposte a esse allineate, come la cedolare sugli affitti e le sostitutive pagate da minimi e forfettari. È una novità che allevierà la pressione sul portafoglio di imprese e famiglie, anche perché pagando lo 0,4% in più si potrà spostare il pagamento al 30 luglio, distanziandolo di un mese e mezzo dalla prima rata di Imu e Tasi (che invece rimarrà ferma al 16 giugno). E probabilmente ci sarà un effettivo positivo anche sul lavoro degli studi professionali, che potrà essere meglio scaglionato.
Ma lo spacchettamento del tax day non risolve tutti i problemi. Anzi, il calendario del fisco del 2017 nasconde non poche trappole e potenziali ingorghi. Già, perché gli emendamenti approvati dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera al decreto fiscale (Dl 193/2016) – che oggi sarà all’esame dell’Aula di Montecitorio – ripianificano una serie di scadenze che si aggiungono a quelle già vigenti, a quelle previste dalla versione originaria del provvedimento e al Ddl di bilancio.
Il capitolo Iva è quello che potrebbe creare più grattacapi a professionisti e imprese. Il debutto del nuovo spesometro trimestrale relativo alle fatture inviate ed emesse è stato solo in parte “ammorbidito” con la previsione di un primo invio su base semestrale e con la riduzione delle sanzioni sugli errori o le lacune di comunicazione.
A questo si aggiunge la comunicazione trimestrale sulle liquidazioni Iva (prima scadenza già il 31 maggio). Una misura su cui l’amministrazione finanziaria punta molto in chiave antievasione per accorciare la distanza temporale tra dichiarazione e versamenti e avere dati immediatamente “lavorabili” per riscontrare il tax gap tra dovuto e pagato. Allo stesso tempo, però, la moltiplicazione degli obblighi comunicativi ha provocato una levata di scudi da parte sia del Consiglio nazionale dei commercialisti sia dei sindacati di categoria, che venerdì hanno parlato addirittura di «semplificazioni al contrario».
Negli studi c’è già chi guarda con preoccupazione al calendario di fine luglio, dove in una settimana si concentreranno cinque adempimenti pesanti. Oltre alla chiusura della campagna del 730 (prorogato al 24 luglio per i contribuenti «fai-da-te», ma anche per Caf e intermediari abilitati che abbiano inviato l’80% dei modelli entro il 7 luglio) ci saranno da gestire tra l’altro il termine finale per l’inoltro delle istanze della voluntary disclosure in versione «2.0» e la trasmissione del modello 770 dei sostituti d’imposta. Un adempimento, quest’ultimo, per il quale si può già scommettere sul tam-tam con cui verrà chiesta la proroga (regolarmente materializzatasi negli ultimi anni).
Tra le misure positive va invece ricordata la nuova disciplina delle opzioni esercitabili in base al Tuir, che si intenderanno tacitamente prorogate fino a revoca espressa. Un modo per evitare che una svista nel rinnovo si traduca in un’evitabile decadenza. E lo stesso principio sarà esteso anche alla cedolare secca: in caso di proroga del contratto servirà sempre il modello RLI, ma la dimenticanza – pur sanzionata – non farà venir meno l’opzione.

Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente

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