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Lactalis vuole tutta Parmalat, con l’Opa

di Massimo Sideri

MILANO — Alla fine Nicolas Sarkozy ha dovuto studiare il dossier Parmalat. Al consiglio europeo di marzo aveva detto ai giornalisti di chiedere alla moglie Carla Bruni perché lui non ne sapeva nulla. Ma ieri al vertice italo-francese a Palazzo Madama la notizia del lancio dell’Opa da parte di Lactalis sul restante 71,031%del gruppo di Collecchio ha alzato la palla al presidente francese che l’ha schiacciata prontamente: «Noi rendiamo omaggio alle piccole e medie imprese italiane con i nostri grandi gruppi» . L’offerta pubblica di acquisto a 2,6 euro era stata comunicata pochi minuti prima dell’apertura dei mercati— il titolo è rimasto sospeso per pochissimo per poi adeguarsi al prezzo dell’Opa a 2,59 euro con un guadagno di circa il 12%. Pare non ne sapesse nulla nemmeno Sarzoky stesso. Ipotesi plausibile visto che la famiglia Besnier che controlla Lactalis all’Eliseo non risulta particolarmente amata. Di certo non se lo aspettavano i componenti della cordata italiana, banche e Cdp in primis, che ieri hanno accusato il colpo insieme a Tremonti. Già oggi potrebbe esserci un primo faccia a faccia al Tesoro tra il ministro, la Cdp e Intesa Sanpaolo alla guida dell’operazione «italianità» . Al netto della diplomazia del momento l’operazione esce promossa dalle reazioni a caldo del vertice. «Sono due gruppi privati, i nostri due governi credono nell’economia di mercato» ha detto Sarko che ha rimandato alle due commissioni di alto livello ideate proprio in occasione del vertice per «facilitare e avvicinare le due posizioni» . «Non considero— ha aggiunto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi— l'Opa di Lactalis ostile. È singolare che venga lanciata stamattina in occasione del vertice italo-francese. Ma proprio per questo escludo che ci potesse essere consapevolezza del governo francese della sovrapposizione tra l'Opa e il vertice » . «Ci auguriamo -ha aggiunto il premier -che ci sia una proposta da parte degli imprenditori italiani per non portare a buon fine l'Opa e si possa stabilire un accordo con la partecipazione italiana insieme a Lactalis» . Una frase che ha acceso le speculazioni su un possibile ingresso della stessa Cdp accanto ai francesi, magari con un accordo post-Opa. Capire cosa succederà adesso non è impresa facile. L’imbarazzo di alcuni componenti della cordata ieri era tangibile. Anche perché qualche contatto con i Besnier ci sarebbe stato nei giorni pre-pasquali. Secondo una fonte vicino alla cordata è stato tentato un accordo impossibile tra italiani e francesi, con Emmanuel Besnier che avrebbe anche fatto dei viaggi in Italia. L’incastro non sarebbe riuscito perché ambedue le parti avrebbero voluto il 51%o comunque il controllo della governance, stile Telco. I francesi non hanno mollato come hanno dimostrato ieri. E sarà difficile ora criticarli: fino ad oggi le accuse poggiavano sulla volontà dei francesi di voler controllare la società di Collecchio fermandosi poco sotto la soglia dell’Opa così da lasciare i piccoli azionisti (in parte ex creditori del gruppo finito in crac di Calisto Tanzi) fuori dai giochi. Ora quel «difetto» è sanato con un premio che potrebbe essere considerato accettabile visto che prima delle mosse dei tre fondi esteri in marzo il titolo dormicchiava sui 2 euro. Tanto che il valore potrebbe creare anche qualche imbarazzo ai soci italiani che potrebbero chiudere la questione con un buon guadagno. Spetterà ora al consiglio di amministrazione giudicare l’ostilità o meno dell’Opa. Ma per convocare il board l’amministratore delegato Enrico Bondi vuole attendere l’invio del prospetto alla Consob, cosa che potrebbe avvenire già dalla prossima settimana. Il mercato per ora non crede all’eventualità di una contro Opa. Anzi, il titolo è sceso in chiusura a 2,56 euro lasciando spazio agli arbitraggisti, i fondi che guadagnano sulle differenze anche piccole rispetto ai prezzi delle Opa. Per adesso tutto è in stand-by. Mediobanca e Unicredit non sembrano più così attratte dal futuro del gruppo. Fino ad oggi si era fatta una certa fatica a raggiungere 1,5 miliardi: mezzo miliardo da parte della Cdp, mezzo dalle banche e un altro mezzo da parte di vari soci industriali con Granarolo in una posizione isolata. Ora ne servirebbero come minimo 4 e mezzo per tentare di impedire ai francesi di imporre la Marsigliese nei corridoi di Collecchio. Molto dipenderà dalla Lega e da Tremonti.

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