Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’acquisto degli Npl a prezzi attuali di carico, il paracadute che può stabilizzare il sistema

Potrebbe essere l’acquisizione delle sofferenze in linea con i prezzi di carico, il vero colpo a sorpresa dell’operazione Atlante. Il veicolo che dovrà “stabilizzare” il mercato bancario italiano, nelle intenzioni dei promotori – Mef, Cdp e Banca d’Italia – potrebbe infatti acquisire le sofferenze bancarie a un prezzo non lontano da quello a cui sono iscritte a bilancio.
Una novità, questa, che sarebbe stata prospettata nel corso dell’incontro tecnico avvenuto ieri al Mef. E la cui realizzabilità pone problemi di non poco conto, vista la dimensione del problema. Ma se confermata, la mossa avrebbe una rilevanza decisiva per il settore del credito domestico. Perchè permetterebbe di alleggerire il fardello di 87 miliardi di non performing loans netti – che oggi gravano sulle banche italiane – senza però procurare perdite ingenti. Le sofferenze nette oggi hanno una copertura media del 56% rispetto al loro valore originario. Vendere anche una parte di questi crediti a un fondo privato a un valore non troppo lontano dal residuo 44% potrebbe permettere un apprezzamento generalizzato di tutti i crediti sul mercato. È quello su cui contano tutti i soggetti che hanno lavorato al dossier, dal Mef alla Cdp, da Banca d’Italia alle stesse banche. Il settore del resto oggi fa i conti con un pesante deprezzamento del valore degli Npl, complice la svalutazione al 18% circa dei crediti in sofferenza delle quattro banche regionali salvate a novembre. Ecco perchè un repricing dei crediti – e degli immobili che sono a garanzia di questi crediti – potrebbe fare bene all’intero sistema, e non solo alle banche che cederanno i crediti.
Ma come funzionerà esattamente il fondo Atlante? I dettagli sono contenuti in un documento riservato che Il Sole 24Ore ha potuto consultare. Un dossier di 18 pagine, che in questi giorni è all’attenzione degli investitori, in cui si dettaglia con precisione quali sono le direttrici sulle quali opererà il veicolo e la sua road map.
Il progetto messo a punto da Mef, Cdp e Bankitalia prevede il varo di un fondo di investimento alternativo di tipo chiuso che sarà gestito una Sgr indipendente (Quaestio sgr), che agirà su due distinte direttrici. La prima è il supporto ad aumento di capitale di banche italiane che non dovessero trovare «piena copertura da parte degli azionisti esistenti e del mercato», come si legge nel documento. La seconda, come detto, è quella di supporto ad operazioni di cessione e gestione di crediti in sofferenza.
Di certo il primo obiettivo del fondo è mettere in sicurezza gli aumenti di capitale delle due banche popolarivenete oramai in rampa di lancio, grazie a una dotazione patrimoniale obiettivo di 6 miliardi. Banca Popolare di Vicenza ha bisogno di 1,5 miliardi, Veneto Banca di 1 miliardo. In questo scenario si tratta di «consentire un intervento immediato di supporto alle operazioni». La Sgr indipendente potrà sottoscrivere direttamente le azioni di nuova emissione in maniera coordinata con gli altri membri del consorzio di garanzia. Non solo: è previsto che il fondo possa anche intervenire in private placement, ovvero aumenti di capitale riservati «eventualmente indirizzati anche al solo Fondo Atlante». Sul mercato, del resto, oltre alle due banche venete, esistono altri istituti in difficoltà che hanno bisogno di iniezioni di capitale, dalla Cassa di Rimini alla Cassa di Cesena. Ma non sono da escludere anche altri interventi sui capitale di alcune banche italiane in prospettiva. Il fondo avrà ampia libertà operativa. Ad esempio potrà sottoscrivere anche altri strumenti computabili nei fondi propri della banche, come gli Addition Tier 1 o i Tier 1. Ma, soprattutto, potrà sottoscrivere strumenti finanziari di «qualunque seniority» emessi da «uno o più veicoli» per l’acquisto di npl di una «pluralità di banche».
A realizzare operativamente gli investimenti e i disinvestimenti sarà la Sgr. Un comitato degli investitori, nominato dall’assemblea, potrà però fornire pareri «preventivi e non vincolanti» al Cda per tutte le operazioni di investimento e disinvestimento.
Per evitare situazioni di possibile controllo esclusivo o coingiunto sulle banche target, è stata fissata un’asticella al 20% del capitale oltre la quale nessuno soggetto dovrebbe andare. In questo modo, non ci sarebbe alcun obbligo di consolidare le banche oggetto di acquisizione in bilancio. Per le banche partecipanti al capitale, inoltre, la struttura dell’operazione avrebbe il vantaggio di prevenire il rischio di consolidamento ai fini prudenziali delle banche target, evitando così impatti rilevanti sul capitale di vigilanza.

Luca Davi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa