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L’Ace ampliata scalda i motori

di Cristina Bartelli 

L'Agevolazione Ace verso il traguardo. Entro la prossima settimana dovrebbero comporsi i tasselli del decreto attuativo sulla nuova dual income tax (Dit) edizione 2012 introdotta dalla manovra Monti (dl 201/2011). Secondo quanto risulta a ItaliaOggi i tecnici del ministero dell'economia sono al lavoro per rendere la portata applicativa della disposizione quanto più appetibile alla possibile platea di beneficiari.

Dopo l'approvazione della misura infatti le perplessità degli operatori si erano concentrate su alcuni nodi come quello dell'esclusione dall'applicazione Ace delle riserve indisponibili. Sotto il cappello di riserve indisponibili risiedono infatti tutta una serie di fattispecie per cui un'applicazione stringente metterebbe alla porta ad esempio le cooperative che per legge devono destinare il 30% dell'utile sotto la voce delle riserve. I tecnici sul punto hanno intrapreso la direzione di una nozione residuale di riserva indisponibile in modo da riservare l'esclusione a quelle strutture societarie che non contengano nelle riserve reali utili e, nell'ottica di renderla più appetibile, le rinunce dei soci ai crediti dovrebbero costituire anch'esse base per l'agevolazione. Inoltre sul capitolo di chi potrà beneficiare dell'Ace, anche in questo caso gli orientamenti del ministero sono quelli di riconoscere una soluzione espansiva che equipari soggetti Ias a non Ias. Altrimenti si rischierebbe di ridurre la portata dell'agevolazione, facendola rimanere una misura per pochi.

L'Ace (Aiuto per la crescita economica) favorisce le immissioni di capitale proprio nelle imprese e premia, in termini di riduzione del reddito, il rendimento dell'incremento del capitale proprio. Ai fini della applicazione della norma, il rendimento in questione è del 3% assumendo come parametri di confronto quanto risultante alla fine del 2011 con il patrimonio netto del 31 dicembre 2010. Nella sostanza, un meccanismo di agevolazione analogo alla dual income tax o, per stare su provvedimenti più recenti, al meccanismo di capitalizzazione delle imprese previsto dal decreto legge n. 78 del 2009. Il premio è concesso non solo alle società di capitali ma anche agli imprenditori Irpef.

La norma prevede che sia ammesso in deduzione un importo corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio. Il rendimento per il primo triennio di applicazione (la norma si applica a partire dai periodi d'imposta in corso il 31.12.2011) è fissato al 3%. Il concetto di nuovo capitale proprio è spiegato dal comma 2 dell'articolo 1 del decreto che lo definisce come la «variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2010». Quindi la parte di patrimonio che gode dello sconto troverà come termine di paragone iniziale sempre tale dato e quindi il premio avrà la possibilità di incrementarsi negli anni. L'obiettivo è chiaramente di favorire chi ha voluto investire nell'impresa tramite un versamento di capitale di rischio: sull'incremento del patrimonio netto prodotto da tale versamento si calcolo una percentuale che forma una deduzione da indicare nel modello unico. E se tale deduzione è così ampia da risultare superiore al reddito prodotto ciò che residua dopo aver azzerato il reddito è computato in aumento dell'importo deducibile dal reddito dei periodi d'imposta successivi.

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