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L’accredito non basta per il «nero»

Stop alla presunzione legale sui versamenti bancari non giustificati dai professionisti
Abolizione della presunzione legale che gli accrediti sui conti bancari dei professionisti costituiscono compensi evasi e applicazione di quella relativa ai prelevamenti delle imprese agli importi superiori a mille euro giornalieri e 5mila mensili. Questi due interventi, previsti dall’emendamento al Dl 193/2016 approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, pongono rimedio alla marcia indietro operata con l’approvazione del Dlgs 158/2015. Lo schema di decreto aveva, infatti, previsto l’eliminazione della presunzione relativa ai versamenti sui conti dei professionisti e di quella relativa ai prelevamenti bancari delle imprese. La richiesta delle Commissioni parlamentari di eliminare la nuova sanzione che si sarebbe dovuta applicare in caso di mancata o inesatta indicazione, da parte delle imprese, del soggetto beneficiario delle somme prelevate aveva, però, provocato il mantenimento, nella stesura definitiva del decreto, della normativa vigente e ciò anche per gli esercenti arti e professioni, che non sarebbero stati comunque interessati dall’applicazione di tale sanzione.

I versamenti
La presunzione relativa ai prelevamenti dai conti degli artisti e dei professionisti era stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale nella sentenza 228/2014 ma in merito ai suoi effetti la Cassazione aveva emanato, anche a breve distanza di tempo l’una dall’altra, sentenze contrastanti. In alcune era stato, infatti, affermato che la Consulta avrebbe abolito anche la presunzione concernente i versamenti – eliminando dall’articolo 32, comma 1, n. 2, secondo periodo, del Dpr 600/1973 la parola «compensi» – mentre in altre era stato sostenuto che nelle motivazioni della sentenza era stato fatto riferimento esclusivamente alla presunzione relativa ai prelievi e che quella relativa ai versamenti era ancora applicabile.
La norma non è di interpretazione autentica ma dovrebbe essere considerata disposizione di carattere procedimentale – così come affermato dall’Agenzia e dalla Cassazione sull’articolo 1, commi 402 e 403, della legge 311/2004, che aveva inserito il riferimento ai «compensi» – e quindi applicabile anche per gli accertamenti dei redditi relativi agli anni precedenti alla sua entrata in vigore, con effetto sul contenzioso in essere.

I prelevamenti
La presunzione sui prelevamenti è ancora vigente per le imprese ma la sua applicazione risulta problematica, in quanto “trasforma” i costi in ricavi senza consentire (secondo la Cassazione e l’amministrazione finanziaria) il riconoscimento dei primi (tranne che in sede di accertamento induttivo) e costringe i contribuenti a fornire la prova della destinazione di somme solitamente relative a un grande numero di operazioni. L’assenza di evasione può essere, comunque, dimostrata anche avvalendosi di presunzioni, soprattutto con riferimento alle operazioni riconducibili nella sfera familiare o extra-professionale. Le circolari 28/E e 32/E del 2006 hanno fatto riferimento a somme «non aventi rilevanza fiscale sia per la loro esiguità, sia per la loro occasionalità» e l’emendamento approvato in Commissione intende fornire parametri certi sia per i prelevamenti che per i versamenti, dando rilevanza soltanto agli importi superiori a mille euro giornalieri e, comunque, a 5mila euro mensili.
La presunzione legale continuerà, quindi, ad operare soltanto per le somme che superano tali importi, in relazione alle quali si ritiene resti possibile fornire la prova contraria dimostrando «la loro coerenza con il tenore di vita rapportato al volume d’affari dichiarato» (circolare 32/E/2006). Anche questa norma non è di interpretazione autentica ma gli uffici delle Entrate e i giudici tributari potranno comunque tenerne conto anche per gli accertamenti relativi agli anni precedenti.

Gianfranco Ferranti

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