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L’accordo evita il contributo

Ai fini dell’esenzione dal versamento del contributo d’ingresso dovuto per ciascun lavoratore collocato in mobilità, l’accordo di ristrutturazione del debito appare con caratteristiche assimilabili a quelle proprie del concordato preventivo.
È tale l’interpretazione che il ministero del Lavoro dà, con l’interpello n. 34 di ieri, agli articoli 3, comma 3 e 5, comma 4, della legge n. 223/1991. L’interpello risponde a un quesito finalizzato a conoscere se l’accordo di ristrutturazione del debito stipulato in base all’articolo 182-bis della legge fallimentare da imprese che nel corso del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria abbiano necessità di attivare la procedura di mobilità (articolo 4 legge n. 223/1991) possa essere assimilata alle fattispecie previste dall’articolo 3, comma 3, ai fini dell’esenzione dal versamento del contributo previsto dall’articolo 5, comma 4.
Nel merito, il ministero esprime tale parere in considerazione del fatto che entrambe le procedure trovano fondamento in una situazione di crisi dell’impresa sfociando in una proposta di ripartizione del debito che coinvolge direttamente i creditori.
Peraltro, lo stesso articolo 182-bis prevede l’acquisto di efficacia di tale atto alla data di pubblicazione nel registro delle imprese e che «da tale data e per 60 giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore».

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