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L’accordo con Nomura rilancia Mps in Borsa

Un «buon punto di partenza in vista dei prossimi risultati dello Srep», l’esame della Banca centrale europea sui conti dei principali istituti di credito del Vecchio continente. L’accordo raggiunto nella serata di mercoledì tra Banca Mps e Nomura, per chiudere il contezioso sul prodotto derivato Alexandria, mette le ali al titolo del gruppo senese che ieri è stato protagonista in Piazza Affari, arrivando a guadagnare oltre l’8% per poi finire la seduta in crescita del 4,4% a 1,548 euro, e soprattutto aggiunge motivi concreti di ottimismo alle attese dei vertici del Monte, il nuovo presidente Massimo Tononi, insediato da pochi giorni, e l’amministratore delegato Fabrizio Viola che in conference call ha rimarcato la soddisfazione per l’intesa che, di fatto, rappresentava «l’ultimo passaggio per chiudere con l’eredità del precedente management della banca».
Archiviato nei mesi scorsi il dossier Santorini (l’altro prodotto strutturato nei conti senesi, costruito con Deutsche bank), con la fine del contenzioso che ancora contrapponeva Mps a Nomura, soluzione caldeggiata dalla stessa Bce, non solo Siena mette una pietra sulle discutibili (e infatti discusse, anche nelle aule di Tribunale) operazioni del recente passato, ma toglie dai propri bilanci ogni residuo d’incertezza legato a queste vicende e mette carburante nel motore del rilancio e del ritorno alla redditività che nei primi sei mesi dell’anno ha cominciato a dare frutti. Certo, l’accordo con Nomura ha un costo, 359 milioni con un impatto netto sul conto economico del terzo trimestre di 88 milioni, ma i benefici sono evidenti quanto sostanziali.
<Avremo un miglioramento della posizione di liquidità, del margine d’interesse e del profilo di rischio>, ha spiegato Viola agli analisti, ricordando che il Monte – assistito nell’accordo dallo studio Lombardi, Molinari Segni – è riuscito in questi anni <a ridurre i costi di 600 milioni all’anno, rispetto alla precedente gestione>. In particolare, per effetto della transazione con Nomura, Mps riceverà in portafoglio 2,6 miliardi di titoli di Stato (Btp), il cui contributo positivo al margine d’interesse sarà di 40 milioni a esercizio, come ha spiegato in conference il direttore finanziario Bernardo Mingrone, nel suo ultimo giorno di lavoro a Rocca Salimbeni (lascia Siena per approdare a Unicredit). Per Viola, l’accordo <è stato favorito dal recente contesto di riduzione degli spread>, che ha <minimizzato l’impatto negativo una tantum per la banca>, e contribuisce a <implementare il nostro capital plan, in piena conformità alle prescrizioni della Bce>.
E della necessità di <seguire le indicazioni del regolatore> aveva parlato anche Tononi nella sua prima uscita pubblica, martedì a Siena. Il presidente del Monte ha detto con molta chiarezza che l’obiettivo strategico resta quello di arrivare a un’aggregazione, così come chiesto da Francoforte. Altre soluzioni non ci sono, né vengono ipotizzate. Nell’attesa di trovare il partner giusto, Rocca Salimbeni <è impegnata a realizzare il piano industriale>, il raggiungimento dei cui obiettivi servirà comunque a negoziare meglio il matrimonio che, quasi certamente, avrà una sponda internazionale come interlocutore. La transazione con Nomura, insomma, toglie uno degli ultimi ostacoli lungo la strada che porterà Banca Mps a trovare nuovi e, augurabilmente, definitivi assetti sotto il profilo societario e patrimoniale.
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