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L’accordo alla prova del Bundestag

Il Parlamento tedesco approverà domani, o al più tardi venerdì, il nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia, che consentirà di calmare le acque della crisi del debito greco almeno fino alle elezioni in Germania del settembre prossimo, mentre sui mercati finanziari emergono i primi dubbi sui benefici di lungo termine delle misure decise dall’Eurogruppo.
«È irresponsabile negare gli aiuti alla Grecia costringendola a uscire dall’euro», ha detto il cancelliere Angela Merkel, secondo quanto hanno riferito alcuni partecipanti a un incontro a porte chiuse con i parlamentari del suo partito, in vista del dibattito al Bundestag, dove il dissenso, nei voti precedenti sulle questioni europee, è sempre venuto da un gruppetto di deputati della coalizione di Governo.
L’approvazione dovrebbe peraltro, come nel recente passato, essere scontata grazie all’appoggio delle opposizioni. Il capogruppo socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier, ha accusato tuttavia ieri il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble di dire il falso quando afferma che l’accordo dell’Eurogruppo «non costerà niente al contribuente tedesco». Schäuble sa, sostiene Steinmeier, che prima o poi si renderà necessario un condono di una parte del debito ufficiale alla Grecia e che se non si è fatto ora, è per ragioni elettorali e si farà dopo le politiche in Germania. Schäuble aveva detto che un taglio del valore nominale del debito andrebbe contro la legge tedesca, ma ha ammesso che «ulteriori misure» potrebbero essere prese quando la Grecia raggiunga un surplus primario.
I mercati sembrano concordare con l’opinione di Steinmeier e ieri diversi economisti esprimevano perplessità sull’efficacia di lungo periodo dell’accordo nell’assicurare la sostenibilità del debito greco. L’opinione corrente è che si sia guadagnato tempo, in modo da evitare una crisi greca nel 2013, rimuovendo così una mina vagante dal percorso pre-elettorale della signora Merkel, ma che una cancellazione di almeno parte del debito ufficiale sarà inevitabile più avanti.
L’incognita di fondo riguarda le prospettiva dell’economia greca, la cui uscita dalla recessione appare ancora lontana e che subirà l’impatto delle ulteriori restrizioni di bilancio previste dall’intesa, anche se su un arco di tempo allungato di due anni. Previsioni di crescita non realistiche rischiano di far deragliare nuovamente il programma. «A meno che l’economia realizzi una ripresa miracolosa – dice Jonathan Loynes, di Capital Economics – il resto dell’Eurozona dovrà prendere decisioni molto più difficili su fino a che punto è disposta a spingersi per tenere la Grecia nell’euro». Secondo un’analisi di Barclays Capital, i numeri dell’intesa di Bruxelles restano insufficienti a coprire sia le necessità di finanziamento sia la sostenibilità del debito e dovranno essere rivisti «subito dopo le elezioni tedesche».
Quanto alle singole misure, il più grosso punto interrogativo è il buyback di debito greco, del quale non si conoscono ancora i dettagli e al quale il Fondo monetario ha condizionato la sua adesione al piano. Non sembrano esserci fondi europei freschi a disposizione e ci si chiede sui mercati chi sarà a disposto a partecipare dopo l’aumento dei prezzi del debito greco, seguito alle prime indiscrezioni di riacquisto nelle scorse settimane.
Il secondo elemento è l’allungamento delle scadenze dei prestiti ufficiali con una moratoria sui pagamenti degli interessi al fondo salva-Stati Efsf per 10 anni, più il ribasso dei tassi d’interesse applicati ad Atene. La moratoria potrebbe creare qualche problema di liquidità all’Efsf, che dovrebbe aumentare il ricorso al mercato, mentre il taglio dei tassi d’interesse danneggia quei Paesi, come Italia e Spagna, che si finanziano oggi sul mercato a rendimenti superiori a quelli praticati ad Atene e quindi accuserebbero una perdita sui prestiti. I Paesi del Nord Europa, che sono quelli più recalcitranti a nuovi aiuti, hanno invece finora incassato profitti e continueranno a farlo.

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